Archivi per la categoria ‘Rimini’

postheadericon Palacongressi

Finalmente hanno riaperto la strada di Santo Spirito, il traffico sembra essersi di nuovo snellito.
Peccato che hanno tolto a Rimini un pezzo del Parco Ausa per costruire rotonde e parcheggi, il vecchio quartiere fieristico di Rimini è completamente trasformato, su un’area di 38.00 mq, stanno costruendo il “nuovo Palazzo dei Congressi”, che sarà terminato entro il 2009. stando alle dichiarazioni di Fiera Rimini, proprietaria di questa nuova struttura.

IL corpo principale avrà un’ altezza di 23 metri, non solo è predisposta una vasta area parcheggio ma anche 1000 posti auto interrati.
Il primo corpo dell’edificio è formato da 2 piani: a piano terra il foyer d’ingresso, al primo piano la la sala anfiteatro a forma di conchiglia, che disporrà di 1600 posti con poltrone fisse, ma che potrà essere suddivisa in due sale ognuna di 800 posti.

Straordinario nel progetto è la perla di pietra di una certa pesantezza e di due metri di diametro, la più grande in Europa, installata all’interno della sala, che al solo tocco della mano si muoverà roteando su se stessa.

Il foyer collegherà il primo corpo al secondo corpo della struttura, dove una sala di 4700 posti potrà a sua volta essere divisa in 8 sale autonome fra loro.

Il progetto è firmato dall’architetto Wolkwin Marg dello Studio GMP Hamburg, considerato uno fra i 15 maggiori progettisti mondiali dell’architettura contemporanea.

Marina Centro avrà un collegamento facile e diretto, prendendo come punto di riferimento Piazzale Marvelli, basterà proseguire sempre dritto lungo la Via Tripoli per raggiungere in 10 minuti il modernissimo Palacongressi, ma altrettanto facile sarà dal Palacongressi raggiungere il Centro Storico della città di Rimini.

Una struttura dunque posizionata in un’area strategica, che permetterà di essere raggiunta in brevissimo tempo anche a piedi.

I Congressisti e i partecipanti potranno usufruire dei raffinati comfort e dei pacchetti che gli Hotel, situati a Marina Centro, Bellariva, Marebello e nelle altre località della Provincia di Rimini, creeranno per i prossimi eventi, che si svolgeranno già dall’inizio del 2010 e che avranno sempre come comune denominatore: Arte, Musica e Natura.

postheadericon Pasqua sulla Riviera Romagnola

Giornate caldissime, alberi in fiore rendono ancora più invitante la Pasqua sulla Riviera Romagnola.I locali della movida estiva, sono pronti a far assaporare il sapore dell’estate ai turisti.
Il Rock Island discoteca al porto di Rimini con la sua apertura avvenuta il 6 Aprile ha proposto grandi serate, concerti e musica fino alle prime ore dell’alba.

Un calendario ricco di eventi per una Pasqua a Rimini:

Tutti i week-end: Visite guidate organizzate alla domus del chirurgo
Fino al 13 aprile 2009: I libri di casa mia, la biblioteca di Fellini in mostra
A partire dal 28 marzo: Italia in Miniatura riparte con la nuova stagione
Fino al 13 aprile 2009: Gruau e cent’anni di moda. Illustrare il Novecento
Fino al 30 aprile 2009: Mostra “Dalla terra al cielo. L’osservazione scientifica attraverso gli strumenti”
Dal 4 aprile al 3 maggio 2009: Tiki 26 Beach Festival
Dal 4 aprile al 31 maggio 2009: Interculturarte
Dal 4 al 24 aprile 2009: Mostra personale di Patrizia Piccino
Dal 7 al 11 Aprile 2009: Rassegna fotografica per i 25 anni del Canoa Club Rimini
Dal 9 al 13 aprile 2009: Paganello Alea Iacta Est!
Dal 10 al 11 aprile 2009: Fiera di Pasqua
Dal 11 al 13 aprile 2009: Fiera di Pasqua

Hotel di 3 Stelle, 2 Stelle, 4 Stelle della Riviera Romagnola riscaldati con servizi specializzati per bambini, dotati di piscine riscaldate, idromassaggio in giardino, con parcheggio e dotati di ogni comfort per un rilassante soggiorno, propongono interessanti pacchetti.

La cucina segue la tradizionale linea romagnola, menu a scelta di carne o pesce accompagnato da contorni e da un ricco buffet di verdure miste, cotte e crude, il ristorante propone mezza o pensione completa.

La Romagna ospitale, allegra propone eventi, sagre, escursioni e tanto altro ancora!

Da visitare ricordiamo: Sarsina.

Sarsina fondata da popolazioni umbre verso il V-IV secolo a. C. è stata un importante centro in epoca romana.
Conquistata da Roma nel 266 a. C. successivamente diventò città federata e quindi Municipio; da Augusto fu assegnata alla Regio Sexta , l’Umbria.
La città antica era situata nello stesso sito dell’abitato attuale, estendendosi a gradoni verso il sovrastante colle di Calbano. La Piaza Plauto corrisponde in parte all’antico foro della città, pavimentato in epoca imperiale con lastre di marmo.
Nelle vicinanze del fiume Savio, ai bordi della strada glareata, si elevavano i grandi mausolei a cuspide piramidale, più oltre altre tombe di vario tipo. Questa era la grande Necropoli di Pian di Bezzo la più importante della città.

Il Museo Archeologico Sarsinate è indubbiamente il più interessante dell’Italia Settentrionale per la ricchezza e la varietà dei reperti ivi contenuti, che consentono di capire e conoscere meglio come era organizzata la città antica di Sarsina.

Fra tante possibilità di svago, ristoro anche per un breve soggiorno ricordo che in Romagna: Rimini , Riccione, Cesenatico sono presenti Centri-termali, raggiungibili facilmente con Bus di linea per chiunque avesse delle particolari esigenze sia curative che estetiche.

Convenzioni fra gli Hotel e i Centri termali permettono una continua frequenza.

postheadericon Rimini

RIMINI, straordinaria città che tutti conoscono quale capitale del Turismo, con il boom degli anni 60-70 trasformatasi nella metropoli balneare per eccellenza, nella capitale europea della vacanza e sopranominata L’OSTENDA D’iTALIA, non è solo mare, sabbia e divertimento, ma bensì anche una città d’arte tutt’altro che secondaria, ricca di monumenti che vale la pena di visitare e conoscere a fondo: dall’Arco d’Augusto al Ponte Tiberio, alla Domus del chirurgo agli infiniti palazzi, conventi monasteri medievali ove non mancano le testimonianze dello splendero del Trecento Riminese e ove Giotto fu di casa.

Rimini, capoluogo della provincia omonima, antica e importante città Romana, mostra col Tempio Malatestiano e con lo stesso Castel Sismondo, alla cui edificazione ha contribuito anche il Brunelleschi, oltre all’Alberti, lo splendore dell’arte Rinascimentale e di una grande Signoria quale quella dei ” Malatesta”.

Rimini con orgoglio ospita dal 10 Ottobre 2009 al 14 Marzo 2010 una mostra davvero eccezzionale, evento assolutamente unico e in nessun altro luogo al mondo ripetibile.

Capolavori indiscussi che rappresentano l’Arte del Vecchio Continente, ma che da tempo hanno la loro sede negli States saranno i protagonisti in questa nostra splendida città.

La chiusura, per pochi mesi di alcuni ambienti del Museum of Fine Arets di Boston, permetterà la mostra di 65 meravigliose opere europee custodite oltre oceano:
da Rembrandt a Velasquez, Van Dyck, Tiepolo, Manet, Gauguin, Cézanne, Van Gogh, Monet, Picasso, Matisse,
nell’antico Castello medioevale Sismondo, la “Rocca Malatestiana” nel cuore della città Rimini.

Ma Rimini non mancherà di mostrare le straordinarie opere d’arte di cui è ricca, fra cui uno dei massimi capolavori di Piero della Francesca conservato nel Tempio Malatestiano.
La duplice offerta culturale è curata da arco Goldin che con Antonio Paolucci ha curato il progetto, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, Linea d’ombra libri, le istituzioni locali e il Gruppo Euromobil.

Nel periodo della mostra si potrà prenotare negli Hotel di diverse categorie, con prezzi conveniente, situati a Marina Centro e nelle sue famose Frazioni. Hotel moderni e dotati di tutti i comfort.

postheadericon Gruau e centanni di moda

7 Febbraio alle ore 16:00, Rimini protagonista con l’inaugurazione della mostra e la presentazione del libro in doppia versione italiana e inglese, “ Gruau e la moda. Illustrare il Novecento – Gruau and Fashion. Illustrating the 20th century”

Il Museo della città di Rimini dal 7 Febbraio al 13 Aprile ospiterà, in occasione del centenario della nascita di René Gruau, nato a Rimini il 4 Febbraio 1909, la mostra di Gruau “cent’anni di moda” promossa da ZoneModa e dal Comune di Rimini.

Si potrà ripercorrere, attraverso una selezione di opere anche inedite, lo sviluppo artistico dagli anni Venti agli anni Novanta del XX sec.
Il lavoro di quasi cento anni di moda vissuti da Gruau, con tutti i suoi passagi fino alla creazione di prodotti di cosmetici, e produzione pubblicitaria per aziende.

In una sala tematica la “Galleria della moda” dedicata a uomini e donne dell’alta società raffigurati in situazioni mondane.

Nato a Rimini il 4 febbraio 1909, Renato Zavagli Ricciardelli, in arte René Gruau,
è stato uno dei più grandi artisti pubblicitari del XX secolo, lavorando per le più prestigiose riviste del settore e per importanti aziende di moda, produttori di accessori, cosmetici e oggetti di lusso.
Gruau è stato protagonista di alcuni momenti significativi nella storia della moda del Novecento documentati anche nelle sue opere: quando nel dopoguerra ha partecipato alla rinascita della couture francese dando forma grafica alle creazioni del New Look dell’amico Christian Dior, e quando tra gli anni Venti e Trenta, come illustratore di moda per prestigiose riviste italiane e straniere, contribuì con il proprio lavoro alla nascita della moda italiana, si spense a Roma il 31 marzo 2004 dopo aver lavorato quasi per cent’anni.

postheadericon I Malatesta a tavola

I Malatesta dominarono le terre Romagnole dal 1278 al 1640 e grazie alla loro ricchezza, poterono dare sfoggio di banchetti sontuosi e ricchi di golosità, vini e varie tipi di cibarie, addobbi e abiti sontuosi.
Nel 1323 Umberto Malatesta, conte di Giaggiolo e figlio dell’infelice Paolo il Bello ( l’amante di Francesca) ebbe il torto di essersi iscritto ai Ghibellini e di avere mire su Rimini, volendo eliminare Pandolfo, l’allora reggente, chiese aiuto al cugino Ramberto Malatesta di Sogliano, che invitò Umberto nel suo castello di Ciola Araldi e faendo il doppio gioco lo fece assasinare mentre si metteva a tavola.
Essere invitati a pranzo dai Malatesta era, quindi, un vero e proprio rischio.
Tuttavia i Malatesta amavano ai pasti, per così dire familiari, far trasparire la magnificenza della corte, che si metteva a tavola seguendo precisi rituali.
Centrale era la figura dello “scalco”, intelligente con grande capacità organizzative, colta e di buone maniere; il suo compito era quello di provvedere al vitto del signore assecontandone i gusti e sotto il suo comando si muovevano tutte le persone atte al servizio della tavola.
I “dapiferi” camerieri incaricati di portare a tavola le vivande prese dallae mani dei cuochi o dei credenzieri, di assaggiare tutti i cibi sotto gli ochi del signore per evitare avvelenamenti.
I “coppieri” che provvedevano alle bevande.
I “traccianti” educati a tagliare con sicureaa ogni tipo di carne.
I “credenzieri” che si occupavano delle stoviglie e gli adetti a portare “l’acqua a la mano”.
Lo scalco assegnava iposti a tavola secondo il grado dei varimembri della fmiglia.
Il “tinello” era la stanza dei pasti dei più importanti, mentre i membri minoritari occupavano una seconda stanza .
I pasti erano consumati rigorosamente alla stessa ora e chiunque fosse arrivato in ritardo, se non avesse avuto valide scusanti, aveva diritto solo a “pane e acqua”.
Immancabile ad ogni banchetto o tipo di cerimonia e ai pasti era la musica.
La tavola per i Malatesta era vista non solo come punto d’incontro per tutta la famiglia, ma come espediente politico, pretesto per attuare delitti e catture.
I Malatesta non lasciavano nulla al caso e quondi anche il cibo era al loro servizio.

postheadericon La bibblioteca di Fellini in mostra a Rimini

Rimini dolce, melanconica inaugura sabato 14 e domenica 15 Novembre, la mostra “i Libri di casa mia”, la bibblioteca, che Federico Fellini custodiva nella sua casa e nel suo studio a Roma.
Una mostra di 2000 volumi, che si concluderà con il conferimento del Premio ai due “centenari” Manoel de Oliveira e Tulio Pinelli.
La Mostra della Bibblioteca personale del Grande Maestro di via Margutta e dello studio del Corso Italia, durerà fino al 13 Aprile 2009 e sarà suddivisa in percorsi tematici, facilitati da un allestimento di ricordi: una giostra, una nave per permettere ai visitatori di orientarsi meglio tra i libri di Fellini.
I volumi esposti spaziano dalla narrativa: Dickens, Simenon, Kafka, Leoprdi, alla psicanalisi: Jung, Freud
ma anche pittura, fumetti e libri giovanili: Little Nemo, Salgari, Bruegel, Picasso….
Con questa mostra scopriamo un Fellini lettore curioso.
Dalla Dolce vita è trascorso un mezzo secolo, Rimini e tutti i felliniani non hanno dimenticato mai un solo momento nè Federico nè la Masina.

L’ingresso alla mostra è gratuito tutti i giorni dalle 16,30 alle 19,30, su prenotazione sono previste visite per gruppi e comitive.

postheadericon Da Rimini a Novafeltria in treno

Nel 1922 veniva inaugurato a Rimini la linea ferroviaria Rimini- Mercatino Marecchia, la società Montecatini subentrava alla ditta Trezza-Albani. Vagoni carichi di zolfo arrivavano ad un apposito binario di raccordo e in treno partivano per l’Italia e per l’estero: Finlandia e India.

Lo zolfo fu quindi il cliente merci numero uno, seguito a distanza dalla gessite che si ricavava dalle cave di Secchiano.
Le categorie merceologiche trasportate su questa linea, dopo lo zolfo erano: legna, carbone e prodotti agricoli.
I treni merci arrancavano talvolta con una ventina di carri carichi verso Rimini e poichè era inesuale la doppia trazione, molti treni di questo tipo venivano dimezzati verso Dogana e a causa della salita del 30 per mille esistente fra le due località, la locomotiva Gruppo 60 di turno,era costretta in due viaggi portare i carichi a Verucchio.
Con l’arrivo della Seconda Guerra Mondiale, la linea col nome Mercatino Marecchia il primo Agosto 1941 fu mutata in Novafeltria.
La linea Rimini- Novafeltria, dato il suo tracciato, fu oggetto da parte della popolazione della Val Marecchia di vari atti ostili, perchè la locomotiva a vapore attraversava i paesi e costeggiava la strada con il suo pennacchio di fumo, che più di una volta durante la guerra attirò l’attenzione degli aerei alleati.
il fronte di guerra si avvicinava, le truppe alleate risalivano la penisola dal sud e i tedeschi mantenevano la resistenza con “una linea gotica”, che raggiungeva il mare.
Dal Novembre 1943 al Settembre 1944 Rimini venne sottoposta a ben 396 bombardamenti aerei, terrestri e navali, stabilendo un primato nazionale.
Dalla città in rovina gli abitanti fuggivano verso la Repubblica di San Marino, in misura inferiore verso Coriano e verso il Montefeltro con le due ferrovie secondarie sempre funzionanti, che mantennero i contatti e permisero il proseguimento del servizio postale.
Il 3 Ottobre 1948 il treno raggiungeva la nuova stazione di Pietracuta e il 23 Dicembre Novafeltria, questo fu un regalo Natalizio assai gradito ai cittadini.
I segni della guerra erano evidenti solo a Rimini, che finalmente nel 1949 vide completamente in funzione la stazione principale Rimini Centrale.
Una stazioncina sella Rimini Novafeltria era in piazzale Clementini.
Cessata la linea nel 1960, oggi sulla strada Statale 258 (via Marecchiese) sono rimasti i caselli e i piazzali, gli scali merci che tristemente ci ricordano il passato, passando in macchina ti appaiono ma la maggior parte dei cittadini giovani non sa la loro storia.
I treni sono stati sostituiti dagli autobus FS

postheadericon Per chi viene a Rimini

La via Gambalunga conduce alla Piazza Cavour!!!
Quando tra il X e l’XI secolo, il fiume Marecchia , mutando corso, spostò più a Nord il centro portuale, anche il piano della città cambiò.
L’antico Foro Romano, situato nella odierna Piazza Tre Martiri, fu portato all’incrocio fra il Decumano Massimo e il Cardine VII, vale a dire nell’attuale Piazza Cavour.

Qui fu eretto al principio del sec. XIII Il Palazzo Comunale e si stabilirono, attraverso la via Gambalunga, comunicazioni dirette col nuovo porto.
Da allora la situazione non è cambiata: Rimini presenta in quest’area un abitato a due centri.

La presente struttura della Piazza Cavour è antica di quasi quattro secoli, nell’inverno del 1613 venne ampliata verso il Corso d’Augusto.
Fino al 1829 data di apertura della Circonvallazione o strada Paolina, tutto il traffico si svolgeva lungo il Corso.
Nel tratto di Corso d’Augusto, che collega le due piazze, sono da segnalare:
Il Palazzo Belli, sede della Banca Nazionale del Lavoro, che è abbellito da due ringhiere di balconi settecenteschi.
Di fronte nel Palazzo Rastelli, ora OVS ex-Standa-Rastelli, altra ringhiera di balcone settecentesco ad angolo, innicchiata una piccola statua coeva.
Palazzo Ripa, subito dopo, neoclassico e quasi di fronte a questo Palazzo Giovannini, ugualmente neoclassico, anche se la parte inferiore è stata modificata.
Nel mezzo di Piazza Cavour sorgeva dal 967 al 1583 la Chiesa di San Silvestro, ora si trova la statua di Paolo V.
Questa statua fu fusa nel 1613 dal recanatese Sebastiano Sebastiani su modello di Nicolas Cordier, Il Sebastiani di proprio aggiunse gli accurati rilievi della sedia e del manto, in uno dei quali è rappresentata la città di Rimini.
Composta in Roma e trasportata in Recanati, giunse a Rimini per mare, fu inaugurata il 22 Giugno 1614, giorno sacro al protettore San Giuliano come atto di gratitudine verso il Papa V.

Una curiosità, che tutti non sanno:

Sotto la Repubblica Cisalpina, la cittadinanza riminese temette che il monumento venisse abbattuto dai francesi; per salvaguardarlo escogitarono uno stratagemma: la Tiara fu tagliata e sostituita con la Mitra, anche ò’epigrafe venne cancellata dal piedistallo di marmo 1797.
Paolo V divenne così trasformato in San Gaudenzio, patrono della città; la stessa cosa accadde anche alla statua di Paolo VI eretta nella chiesa dei SS. Bartolomeo e Marino.
Nel 1940, come ricorda un’iscrizione della base, il monumento venne ripristinato, ma il popolo continua a credere che la statua rappresenti San Gaudenzio.

I vecchi riminesi usano persino dire “3 sold la sagheina” riferendosi alle 3 dita della mano destra alzata.

postheadericon La Rimini sconosciuta ai Riminesi doggi

Con un sole già alto e splendente su una campagna ancora verde i cui campi sono ordinati, arati pronti per le semine autunnali, io continuo a leggere fra divertimento e nostalgia, gli episodi di vita che Don Probo Vaccarini ha raccolto nel suo libro.
Poichè sono nata in via Bertola sopra la Farmacia Valesi, molti dei personaggi e delle tradizioni, di cui Don Probo parla, non mi sono sconosciute, ma quando passo oggi nelle strade, che formano il centro di Rimini, vedo pochissime case rimaste che mi ricordano il passato.
Questo libro è come aprire una porta ai ricordi.
Rimini, come tante altre città, aveva i suoi personaggi tipici, che oggi non tutti conoscono, sia perchè i cittadini sono troppo giovani, sia perchè anche se riminesi sono provenienti da altre contrade, paesi o città.
Come nei quattro borghi: Borgo Marina, Borgo San Giuliano, Borgo San Giovanni e Borgo Mazzini esistevano personaggi, storie, avvenimenti, anche il cuore antico della vecchia città aveva le sue figure, le sue storie.
A differenza di oggi, anche alla sera i vicoli della città di Rimini si riempivano di frastuoni, dopo cena i bambini, magari masticando ancora l’ultimo boccone, uscivano di casa per ritrovarsi allegramente fra di loro a giocare e a rincorrersi, quelle strade allora erano prive di ogni tipo di traffico e pericolo, solamente quando arrivava “Pipet”, piccolo e magrissimo, l’adetto che accendeva i lampioni con una lunga canna dove lateralmente c’era una torcia, i bambini dei vicoli correvano a casa.
Appena le strade erano illuminate uscivano i vecchietti spesso con un panchetto o una sedia impagliata, che appoggiavano al muro sedendosi comodamente, poi riempivano la pipa che avevano perrennemente in bocca e le donne facevano d’aguccio.
Alla Mattina presto Pipet annunciava le condizioni metereologiche mentre spegneva i lampioni.
Nella strada di Santa Chiara abitava Bigulin e Bigulone, poi c’erano due sposi detti l’articolo “il “, perchè lui altissimo e lei piccolissima, il loro lavoro era di parcheggiatori, nel vicolo che fa angolo con la piazzetta San Martino, ma di biciclette per le persone che andavano al cinema Fulgor o al Supercinema.
Un sempliciotto che non faceva male a nessuno era “Mario d’la capletta” , un orfanello adottato, al quale i genitori avevano messo al braccio un secchio (capleta), perchè avevano capito che era l’unico modo perchè non si perdesse e ritornasse a casa. Mario sapeva solo che col secchio doveva andare a prendere l’acqua alla fonte per la mamma e quindi col secchio al braccio girava libero per le strade senza perdersi.
All’angolo di via Bertani e l’angolo di Perugin c’era l’officina di Floriano, il fabbro, che nei giorni di mercato legava il cavallo che aveva nella stalla, al carro e andava a vendere le ferramente di sua fabbricazione.
Per la festa di S. Antonio Abate. Floriano portava il suo cavallo, come del resto tutti quelli che abitavano nelle altre borgate i loro animali, in piazza Giulio Cesare ( oggi piazza tre Martiri) per farli benedere.
Durante la funzione ricevevano il Pane Benedetto e un’immagine del Santo circondato da tutti gli animali domesti, immagine che veniva appesa alle pareti della stalla o delle case.
Dal Borgo San Giuliano, partivano i fiaccherai, attraversando tutto il Corso, con i loro cavalli tutti bardati a festa, ben strigliati e con pennacchi variopinti per arrivare davanti alla Cappella di S. Antonio, capitava che spesso litigassero con i contadini perchè ritenendosi “cittadini” volevano il diritto di precedenza, ma i contadini procedevano con i loro buoi maestosi indifferenti.
Piazza Giulio Cesare ancora piastrellata con i mattoni romani, era proprio come nell’antichità il centro d’incontro, quindi in quella giornata era gremita di una folla composta di ogni ceto e con ogni tipo di animaletto: dalle galline starnazanti, ai cani, gatti piccoli grandi, era una festa speciale, in fila per due passavano sotto i portici i bambini vestiti da chierichetti, mentre il frate dava a ognuno la benedizione.
Un altro personaggio, che non riuscirò mai a dimenticare, era Silvio, sempre elegante e impomatato che attraversava il mercato e il Corso, poi si fermava all’improvviso e con un battere di tacco esclamava “Dove passa Silvio passa l’amore”. Non fu mai volgare o violento, incapace di far del male, ma sempre scherzoso, purtroppo troppo solo e trovò nel fiasco la soluzione ai suoi dispiaceri.
Vorrei raccontare ancora e ancora, ma non voglio annoiare nessuno, il mondo oggi va di fretta, non si sofferma su nulla, la città è cambiata, si è allargata, si è unita alle borgate, solo per certe feste si rispolverano i ricordi.
Come dicono i Napoletani, i Riminesi veraci non ci sono quasi più, ma sono convinta che i nuovi riminesi amano e rispettano questa antica città, che non si è mai lasciata abbattere da niente e da nessuno.

postheadericon Castel Sismondo “exempla” la rinascita dell’antico

Dal 20 aprile  al 7 settembre 2008    il pubblico potrà ammirare a Rimini a Castel Sismondo  la mostra “Exempla”, cioè ‘modelli’.

Un’occasione unica per avvicinarsi alla bellezza che nel Duecento pittori, scultori espressero  con le loro opere.
L’arte del Duecento a sua volta si rifà ai modelli antichi, i grandi artisti come Nicola Pisano, Arnolfo di Cambio, Giovanni Pisano, o pittori romani come Pietro Cavallini, sono gli  eredi dell’antichità classica alla quale hanno attinto una particolarcastelloe sensibilità, segnata sia dalla ripresa di certi moduli formali, sia dalla “verità di vita” propria del gotico, si sono ispirati alle Opere riscoperte proprio in quei decenni poi studiate e conosciute.
La mostra “Exempla” che con questo nome propone il Meeting di Rimini in collaborazione con i Musei Vaticani, vuole documentare i molti e importanti capolavori del nostro Medio Evo le opere greche o romane, paleocristiane o addirittura, nel caso di Arnolfo di Cambio, etrusche.

L’ emblema della  rinascita dell’antico, qui testimoniata da una serie davvero straordinaria di opere (100 fra sculture, cammei, codici miniati e dipinti ), è la formella situata in origine sul Campanile di Giotto a Firenze, nella quale Andrea Pisano raffigura un vecchio scultore greco, forse Fidia, intento a scolpire una statuetta che è quanto di più “classico” si possa immaginare.
Ideata e curata da Marco Bona Castellotti e Antonio Giuliano e da un folto comitato scientifico, la rassegna si articola su una solida base di studi specifici e sul confronto diretto fra opere medievali e opere antiche, avanzando nuove proposte, soprattutto per quanto concerne la scultura di età federiciana.
 La cornice stessa della Rocca Malatestiana, che la ospita dal 20 aprile al 7 settembre, nell’allestimento dell’architetto Stefano Maderna, si presta ad accogliere materiale lapideo e ad avvicinare antichità classica e medioevo.
Il percorso inizia con una ampia campionatura di opere prodotte sotto l’egida di Federico II. E’ nel cantiere del federiciano Castel del Monte che il “ritorno all’antico” si corrobora grazie alla presenza del giovane Nicola Pisano col quale la rinascita prosegue nell’Italia centrale, a Pisa e a Siena.
Ma il classicismo di Nicola Pisano è altra cosa rispetto a quello federiciano: è un classicismo che “evoca” quasi sentimentalmente l’età antica, rifacendosi a modelli romani, e in particolare ai sarcofaghi che Nicola poteva ammirare a Pisa.
In mostra saranno presenti alcuni splendidi originali di Nicola, come la formella della fontana Maggiore di Perugia, con la Lupa e Romolo e Remo, compiuta insieme al figlio Giovanni, e una Testa virile proveniente dal Battistero di Pisa.
Giovanni Pisano aveva iniziato la sua carriera nella bottega del padre, dove aveva compiuto il tirocinio un altro straordinario scultore: Arnolfo di Cambio. Pur essendo d’ origine toscana, Arnolfo aggiorna il proprio stile in ambiente romano, pervaso di classicità.
Il classicismo di Arnolfo si riveste di una particolare sensibilità religiosa, che si incarna nella severità delle espressioni e delle forme. La vediamo nelle due stupende teste di Cristo e dell’Animula della Madonna, già su di una facciata dei Santa Maria del Fiore a Firenze.
Il nome di Arnolfo richiama il problema della cultura a Roma, e nella mostra la pittura romana tra Due e Trecento è rappresentata da alcuni meravigliosi dipinti, uno dei quali attribuito a Pietro Cavallini da Federico Zeri, cui questa rassegna è dedicata nel decimo anniversario della morte.
L’itinerario si conclude con Andrea Pisano, con il quale si oltrepassa il Duecento e si entra nell’età di Giotto.
Una straordinaria mostra ove la fusione della bellezza e dell’arte è un’unica cosa, i turisti nel corso dell’estate avranno sempre l’opportunità di avvicinarsi a questa  bellezza artistica,potranno  immergersi in quella che fu lo splendore del Duecento  e specialmente in quella grandiosa stagione di passaggio dal romanico al gotico.
Nel medioevo le opere d’arte antica erano in gran numero davanti agli occhi di ogni artista, che vi ritrovava una componente etica, insieme ai valori estetici e  proprio per i suoi valori morali l’antico, nel Duecento, è considerato presente.
Nei decenni che si dilungano all’incirca dalla metà alla fine del XIII secolo, in Italia la rinascita dell’antico si distingue per  un carattere particolare che deriva dalla fusione di elementi figurativi classici e del naturalismo che caratterizza lo stile gotico europeo.
Il gotico nasce e si diffonde in una zona dell’Europa francogermanica dove, intorno al 1220, si profila uno straordinario fenomeno di rinascita dell’antico. Proprio qui l’arte medievale è in grado di incontrare l’antico su un piano di parità. Nelle cattedrali di Reims, Naumburg e Bamberg vedono al luce alcune stupende sculture che, nel loro rifarsi a modelli antichi.
l’Italia, sulla spinta di un intenso sentire, dal quale emerge e ne è sostanza la coscienza cristiana del valore dell’individuo come conquista di libertà e dignità (M.L. Testi Cristiani).
A differenza di quanto accadrà nel Rinascimento, nel Duecento l’antico non è appannaggio del passato.
Secondo Panofsky il fattore di più profonda distinzione fra la rinascita del Duecento e il Rinascimento quattrocentesco consiste nel fatto che il primo si concepisce in stretta continuità con l’antichità, mentre nel secondo si percepisce la concezione malinconica di una lontananza, di una incolmabile separazione. Fatto sta che il culmine del classicismo medievale fu raggiunto nel quadro generale dello stile gotico.
EXEMPLA : La rinascita dell’antico nell’arte del Duecento  Italiano, da Federico II ad Andrea Pisano

La bellezza straordinaria che emana da ogni opera d’arte, è qualcosa che va vissuta, Rimini ospitale, allegra, solare invita ogni “amante del bello a non perdere una simile occasione.
In qualsiasi periodo estivo le strutture moderne della Riviera Adriatica offrono ai bagnanti “Offerte convenienti e competitive.
Hotel Bed and Breakfast Rimini vicinissimi al mare e al Centro Storico di Rimini, alla Stazione Ferroviaria, all’uscita dell’Autostrada A 14.
Gli  Hotel  Bed and Breeakfast  Rimini ristrutturati e  ideali per qualsiasi tipo di prenotazione: per un fine settimana, per  poter essere presenti a Sagre  nell’Entroterra, a Fiere, Manifestazioni  o a  Mostre.
Hotel Bed and Breakfast Rimini  con pernottamento e abbondante colazione, servita fino alle  ore 11:00,  offrono  anche  mezza pensione o pensione completa grazie alle convenienti convenzioni  con piccoli caratteristici ristorantini, rinomati per la cucina genuina tipicamente romagnola, che sono situati nelle vicinanze dell’Hotel..
 Exempla  dal 20 aprile al 7 settembre 2008 per una vacanza di non solo mare ma anche  all’insegna della cultura!!!
Mostra orario: 9 – 19, chiuso i lunedì non festivi.
Informazioni e prenotazioni: tel. 0541.783100