Archivi per la categoria ‘Nomi illustri’

postheadericon Chi era Parisina Malatesta?

Misteri e leggende sono sorte, nei secoli, intorno a famiglie famose e spesso le rocche e i castelli sono passate alla storia non solo per le ricchezze d’arte che possiedono, ma per gli spettri, i fantasmi che vi circolano. E’ il caso di Parisina Malatesta, attorno alla cui figura sono sorte numerose dicerie.

Parisina Malatesta come Francesca da Rimini fu resa immortale da un tragico amore terminato nel sangue.

Il vero nome di Parisina Malatesta era Laura  ed era la figlia di Andrea Malatesta, signore di Cesena, e di Lucrezia Ordeleffi, sua seconda moglie.
Laura/Parisina  nacque nel 1404, dopo la morte della mamma  avvelenata da Cecco Ordelaffi, crebbe a Rimini alla corte dello zio Carlo Malatesta, dove rimase fino che non fu deciso il matrimonio con il marchese di Ferrara Nicolò III d’Este.
Il matrimonio fra Laura-Parisina, appena quindicenne,  e Nicolò, più anziano e vedovo di Gigliola di Carrara avvenne a Ravenna nel 1418.
Il marchese aveva già figli legittimi e illegittimi e fu soprannominato  dallo scrittore cinquecentesco Matteo Bandello “ il gallo di Ferrara”.
Da Ravenna Laura-Parisina fu portata a Ferrara, città  colpita duramente dalla peste.

Se pur giovanissima la nuova marchesa dimostrò subito doti e intelligenza, si calò nel ruolo di sovrana e riuscì a conquistare la benevolenza di tutti. Andò ad abitare nelle stanze della Torre del Rigobello e iniziò a riorganizzare la sua vita.
Solo un figlio illegittimo del marchese, Ugo,  le mostrò ostilità. Nato da una relazione di Nicolò con Stella de’ Tolomei, il ragazzo della stessa età di Laura-Parisina la riteneva una usurpatrice. Spinti da Nicolò, che desiderava che i due andassero d’accordo, fecero un viaggo verso Ravenna a bordo di un bucintoro, un’imbarcazione dell’epoca.
Forse a causa di un marito troppo vecchio e assente, i due si innamorarono, nacque così una relazione clandestina, che non terminò col viaggio, ma continuò anche a Ferrara e fuori città nelle Delizie di Belfiore, Fossadalbero e Quartesana, ville costruite da Nicolò.
Purtroppo la storia ebbe un epilogo molto triste.
Una delle ancelle al corrente della tresca, per vendicarsi di qualcosa, riferì tutto a Nicolò, che per spiare la giovane moglie, fece fare un buco  nel pavimento della stanza da letto della sposa.
Scoperto il doppio tradimento, il marchese Nicolò li fece arrestare e imprigionare, nessuna richiesta valse a  salvare loro la vita, che vennero decapitati  sullo stesso ceppo, prima Ugo e poi Parisina.
Si racconta che oggi si sentono le voci dei due giovani  nelle stanze della rocca o appare lo spettro di Parisina aggirarsi con la testa mozzata in mano nella Rocca Estense di Ferrara.

postheadericon Capitan Giulietti

Molti Riminesi non sanno chi sia il “Capitano Giuseppe Giulietti”, nè sanno che la statua alla destra del porto quasi di fronte alla Capitaneria è dedicata a lui.
Pilastro della marina italiana, nacque il 21 maggio 1879 da una famiglia di poveri pescatori. Appena diplomato all’Istituto Nautico, entrò in Marina, che scelse come sua professione.

Divenuto Capitano, avendo conosciuto anarchici e socialisti, aderì al partito Socialista iscrivendosi al “Lavoratore di mare” e “La pace” settimanale antimilitarista.

Capitan Giulietti durante la Grande Guerra comportandosi da eroe ricevette la “Medaglia d’oro al VALOR MILITARE”, fondò per i lavoratori del mare la “Cooperativa Garibaldi”e partecipò all’impresa Fiumana di Gabriele D’Annunzio.

Per tale motivo molte città, come a Rimini, gli furono dedicati dei monumenti.
Il Monumento, che per tanti anni è stato lasciato lì quasi abbandonato (tanto è vero che il Galeone alla base della statua è stato trafugato da ignoti) trafugato, fu donato al Comune di Rimini dalla Marineria Genovese, dove il Capitano svolse buona parte della sua attività.

Ora la Storia Italiana ha svegliato molti animi di cittadini riminesi, che hanno ritenuto doveroso di dover apportare qualche restauro al monumento di questo nostro illustre cittadino.
Il “nostro Capitano” starà sempre lì a guardia di quei giardinetti tanto romantici, a fianco di un porto tanto antico, ma gli sarà dedicato il molo di Levante : una targa ricorderà la sua data di nascita e di morte.
Manca ancora la delibera che autorizzi l’erogazione della somma stanziata , necessaria per iniziare i lavori….. poi il Capitano potrà tornare dignitosamente a veleggiare.

postheadericon Grazie Mike

Mike Bongiorno una bellissima persona, a lui sono legati bellissimi ricordi della mia infanzia.

Le corse veloci per prendere posto e poter così guardare un programma innovativo “Lascia o raddoppia” nella cantina di Tonino in via Bertola.
Un chinotto, la compagnia di mia mamma e tanti altri conoscenti, l’allegria con pochi soldi.

Serate speciali, che questo giovane italo-americano ha saputo donarci.

Mike Bongiorno lo si poteva ammirare a Rimini sul Lungomare vicino alla “Casina del bosco” all’Oriental Park” “all’Embassy”.

Allora Rimini era frequentata da tanta gente: Fred Buscaglione, Fred Bongusto il nostro Primo Ministro “Silvio Berlusconi” e Mike.

Belle serate con un Mike sempre signorile, moderno pronto a percorrere i tempi in un’Italia antiquata, dove le donne giravano col fazzoletto in testa e l’obbligo della scuola dalla terza elementare era passato alla quinta.

Tanti ricordi nella mia bellissima Rimini, su di un Lungomare non devastato da negozi e barretti.

Con lui si chiude l’Epoca del Jux-box,

del boom-italiano, della nascita della Cinquecento, della libertà della DONNA, del caffè fatto nella cucuma e l’era commerciale diventa sua: prodotti a volontà di tutto e di più.

Mike Bongiorno ha lottato per la libertà e ha contribuito alla nostra evoluzione.

La mania che aveva: togliersi e rimettersi gli occhiali in continuazione, aveva dato vita a diverse vignette allegre, simpatiche, scherzose.
Le lenti a contatto non c’erano ancora e i suoi spessi occhiali con le rifiniture scure in tartaruga nascondevano i suoi occhi azzurri, forse unici fra tutti quelli scuri nel nuovo mondo televisivo di allora.

Ciao grandissimo Mike, ti si può paragonare ad un vino di un’annata eccezzionale che col passare del tempo è diventato sempre più “Doc”!!!

postheadericon Vincenzo Muccioli

Dal 22 al 24 Maggio il 14° Memorial Vicenzo Muccioli, fondatore del più grande in Europa Centro di recupero per i ragazzi tossico dipendenti.

Al 23 Maggio inizierà la competizione, fra le squadre esordienti del : Rimini, Roma, Juventus, Torino, Inter, Sampdoria Chievo e Genoa, per la classifica del 3-4 posto e infine per la conquista del trofeo.
Le squadre nei due giorni, secondo la formula italiana, si divideranno in gironi da quattro.

Vicenzo Muccioli iniziò nella metà degli anni ’70 ad occuparsi dei ragazzi emarginati e con problemi di droga.
Passava giornate intere nella piazza Tre Martiri di fronte alla capellina di San Antonio sedendo in mezzo a loro.
“I figli dei fiori” ragazzi e ragazze hippie vestiti nei modi piu strani e variopinti, Muccioli parlava con loro, li ascoltava e spesso riusciva a trascinarli via portandoli a Coriano in quella terra che aveva comprato per occuparsi di cani e agricoltura e che col tempo si è itrasformata in “San Patrignano” il grandissimo centro di recupero, che dispone di tutto dalle scuole elementari all’Università, dalla clinica per ammalati di AIDS, al carcere minorile, una “vera cittadella.”

I suoi metodi sono stati spesso da molti criticati e certamente non gli sono mancati problemi giudiziari, ma quello che ha raggiunto Vincenzo Muccioli è solo positivo.

I metodi forti sono spesso necessari e certamente, per questi ragazzi con tante idee strane nella testa, non sono facili da accettarsi.

Leggi ed ordine è la base per tenere unita una famiglia e Muccioli lo ha messo in pratica e ha aperto le porte di un luogo, che si è sviluppato in un modo unico.

postheadericon Don Oreste Benzi

2 Novembre 2008, 1 anno è trascorso dalla morte del “Don” degli umili, dei poveri, delle prostitute, dei tossici, dei derelitti, del Don creatore delle prime Case-famiglia, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII.
“Don Oreste Benzi” nacque a S. Clemente, un pittoresco paesino dell’Entroterra Romagnolo, il 7 Settembre 1925 da una povera famiglia di operai.
Nel 1949 il 29 Giugno, per la festa di S. Pietro e Paolo, venne a Rimini arricchendo la nostra città della sua presenza. Iniziò come insegnante, ma il suo cammino vivendo fra i giovani, aveva come meta creare e favorire un “incontro simpatico con Cristo” per tutti quei ragazzi.

Fondamentale era coinvolgere, dunque, la maggior parte degli adolescenti, ma come fare?
Creò progetti e fra questi vi fu anche la costruzione di una casa alpina ad Alba di Canazei (TN) per soggiorni di adolescenti, realizzata dal 1958 al 1961.

Migliaia di adolescenti ebbero ed hanno tuttora, così l’occasione di un’esperienza liberante per scegliere i valori cristiani facendoli rientrare nel proprio ciclo vitale.
Nel ’68 creò l’associazione Papa Giovanni XXIII, che opera in Italia e all’estero,
guidò nel 1972 il 3 luglio l’apertura della prima Casa Famiglia a Coriano.
Oggi le case Famiglia sono 200 e oltre 30 le comunità terapeutiche per il recupero dei tossici.

In questi giorni quasi 1300 persone, arrivate da ogni parte, hanno assistito alla Grottarossa alla S. Messa in ricordo di questo grande Prete.

Don Oreste è stato per Rimini una splendida Luce, che continuerà a risplendere, per non farci perdere nel buio, ma per indicarci sempre la via dell’amore.

postheadericon Che attori

postheadericon Ricordando Alberto Marvelli

Oggi 5 Ottobre si ricorda il Beato Alberto Marvelli, che morì il 5 Ottobre del 1946.
Alberto nacque a Ferrara il 21 marzo 1918, ma la famiglia si trasferì a Rimini nel 1930 e qui si dedicò attivamente con profonda carità ad aiutare il prossimo.

Marvelli generoso, forte di carattere ebbe un forte senso della giustizia. Praticava tutti gli sport, ma in special modo la sua passione fu la bicicletta, e in bicicletta si recava ovunque per correre in soccorso dei feriti, portando borse piene di cibo per i poveri.
La bicicletta fu il mezzo del suo apostolato e Alberto diventò l’operaio della carità.

Si laureò a Bologna in ingegneria meccanica, al 30 giugno 1941 partì militare, ma venne rimandato a casa avendo sotto le armi altri tre fratelli, lavorò per un breve periodo a Torino nella Fiat, ma con la caduta del fascismo tornò a casa a Rimini, dove dopo ogni bombardmento era il primo a correre per sottrarre da sotto le macerie i sepolti vivi, spesso tornava a casa senza scarpe o senza bicicletta, che aveva donato a chi ne aveva più bisogno.
Lottò contro i Nazisti riuscendo a salvare molti giovani dalle deportazioni tedesche, ma non solo riuscì ad aprire vagoni già sigillati, piombati in partenza dalla stazione di Santaracangelo.
Il suo impegno fu intenso in ogni settore, che si trattasse di cercare un alloggio agli sfollati, che salvare donne e bambini ebree dalla deportazione per i campi di concentramento.
Alberto Marvelli aveva scelto la strada di Gesù e su un piccolo block notes scrisse” servire è migliore del farsi servire, Gesù serve”.
A lui venne affidato dal Genio Civile il compito della ricostruzione della città di Rimini, nel 1945 fu chiamato dal Vescovo per dirigere i Laureati Cattolici, il suo impegno era chiuso in due parole: cultura e carità, infatti amava ripetere
“Non bisogna portare la cultura solo agli intellettuali, ma a tutto il popolo”,
così diede vita ad una università popolare e ad una mensa per i poveri, dove scodellava le minestre e ascoltava le loro necessità.
La sua attività fu instancabile ed fu uno dei fondatori delle ACLI e nella rossa Romagna costruì una bianca Cooperativa di Lavoratori Edili.

Ragazzo di 28 anni fu una figura estremamente importante e percursore del Concilio Vaticano II. Il Papa Giovanni II il 29 maggio 1982 lo additò alle migliaia di persone convenuti a Rimini per il Meeting dell’Amicizia, suggerendo ai giovani di prenderlo come esempio di vita.

Fu Beatificato il 1° mARZO 1968 e la salma fu traslata dal cimitero alla Chiesa di S. Agostino, il 22 Marzo del 1986 fu promulgato il decreto sulle virtù e dato il titolo di venerabile.
Fu Beatificato da Papa Giovanni II il 5 settembre nel 2004 a Loreto.

Alberto Marvelli, quando morì, lasciò un grande vuoto nel cuore delle persone che lo conoscevano, lo piansero in tutta Italia, ma in special modo, la sua diletta Rimini non lo ha mai dimenticato. In questo rimpianto il Comune h chiamato piazza Marvelli quella che era piazza Tripoli.

postheadericon Paul Newmann

Paul Newmann, uno dei più grandi attori degli anni’60 negli anni seguenti  anche produttore e regista., ieri  a 83 anni ci ha lasciato,

Ho ammirato questo attore fin da ragazzina non erano solo i suoi occhi ad affascinarmi, ma anche il suo volto, la
sua bocca imbronciata.


Negli anni 50 con un James Daean e un Marlon Brando, dagli sguardi altrettanto intensi, dai tratti del volto espressivi al massimo, da quella imbronciatura di ragazzi di “gioventù bruciata” Paul Newmann poteva sembrare un dublicato, ma  quando, dopo il 1953,  esordì nel drammatico film sulla vita di Rocky Graziano a fianco della nostra bravissima, ma tanto sfortunata  Anna Maria Pierangeli: Lassù qualcuno mi ama, alla ribalta apparve un Paul Newmann diverso e bravo quanto Dean e Brando.

Fu straordinario in ogni parte che portò sullo schermo: dallo sbruffone nello Spaccone, indimenticabile in “La gatta sul tetto che scotta” a fianco di un cast d’attori straordinari.

Con Exodus forse dove rivisse le tragedie della sua famiglia, Paul Newmann era figlio di mamma ungherese e papà tedesco-ebreo, nacque i 26 gennaio 1925 a  Shaker Heights nell’Ohio.

Nel 1952 si iscrisse all’Actors Studio, i suoi films tantissimi, le sue interpretazioni sempre diverse. Io l’ho amato in tutte dal tenente Harper, ad Henry Gondolff, il simpatico truffatore di la “Stangata” con un Robert Redford nel ruolo di una simpatica canaglia, pronto a prendere il posto del Re di Holliwood: Clark Gable.

La bellissima canzone di Butch Cassady, fuorilegge ironico e scavezzacollo,  Raindropps keep falling on my head,  fu cantata e ballata, conquistò un’intera generazione,  e il trio Katerine Ross, Paul Newmann e Robert Redford la resero leggendaria.

Paul Newmann amante del volante partecipò alle corse a Indianapolis, ma si dedicò anche ad aiutare i più deboli, fondò un’azienda per la produzione alimentare biologica e  il ricavato lo diede sempre  in beneficenza. Lavorò e s’impegnò a favore della libertà di culto, espressione e stampa.

Partecipò alla Seconda Guerra Mondiale  come marconista nel Pacifico

Si sposò due volte, dalla prima moglie Jackie Witte, che incontrò in una compagnia teatrale nel 1940 e sposò nel 1949, ebbe tre figli, Scott il più piccolo morì di overdose nel 1978. Non superando mai questo dolore diresse nel 1984 “Harry & son”, la storia di un padre e figlio allontanati da mille incomprensioni.

Nel 1958 sposò Joanne Woodward, conosciuta sul set “la lunga estate calda“. Fu il grande amore della sua vita, girarono insieme diversi film come Missili in giardino, da questa unione che durò fino al suo ultimo giorno di vita nacquero 3 figlie.

Diresse la moglie ” nella prima volta di Jennifer” mostrandola in un’altra versione, non sempre la semplice brava ragazza che avevamo sempre visto sullo schermo.

Vinse l’Oskar nel 1986 e nel 1987 quello alla carriera.

Paul Newmann mito degli anni ’60, è stato definito spesso “leggenda della cinematografia holliwodiana” fu inserito nel mondo dei grandi attori dal forte spessore a cui appartengono miti come Greta Garbo, Bette Davis, James Cagney, Montgomery Cliff, Henry Fonda,Gary Cooper, Marlon Brando, Haudry Hepburn, Katerine Hepburn…. una carellata di attori fantastici con straordinarie personalità, che hanno portato sullo schermo personaggi affascinanti, ironici, drammatici.

Gli straordinari occhi blu, che magicamente dallo schermo sprigionavano quell’intenso fascino, non verranno mai dimenticati.

La morte, benchè sia l’unica cosa sicura per tutti,   quando arriva ci trova  sempre impreparati e non ci sono parole sufficienti per  lenire il dolore di chi rimane, ma come tutti gli altri miti Paul Newmann non sarà mai dimenticato e continuerà a vivere tra noi con i suoi film.

postheadericon Anna Bolena

anna-bolenaCosa fu veramente Anna Bolena? Fu una fra le tante arrampicatrici sociali, che sfruttò la passione che Enrico VIII ebbe per lei o una semplice donna manipolata dal padre e dalla politica del momento?

Certamente è sicuro che Anna non si accontentò di rimanere la favorita del re, ma riuscì a sostituire in tutto per tutto dopo anni del classico triangolo la Regina Caterina D’aragona di cui era una dama di compagnia.

Enrico entrato nella mezza età, era sempre facile preda di entusiasmi e appetiti giovanili, inoltre la mancanza di un erede alla sua sucessione fu una delle drammatiche conseguenze del divorzio di Enrico VIII e Caterina D’Aragona. Nel 1527 Enrico non era mai stato sposato, ma aveva avuto un permesso, una dispensa papale,  per una  convivenza con la moglie del fratello. Dall’unione era nata una bambina Maria discendente diretta di Isabella D’Aragona  e Ferdinando di Spagna, gli altri maschi morirono tutti in tenere età, Enrico VIII pensò che Dio lo volesse punire e aggrappandosi ad un Brano Levitico “chiese al Cardinale Wolsey l’annullamento.

Questo Cardinale ambizioso, persona di dubbia fama, che magistralmente tirava le file dietro il sipario lavorò a favore del re.

Anna Bolena a sua volta veniva manovrata dallo zio e dal padre Thomas Boleyn, che volevano far cacciare e distruggere il Cardinale Wolsey, quindi le arti femminili di Bolena erano fondamentali per portare il re dalla loro parte.

Il desiderio di potere è una legge che ha governato il mondo fin dalla notte dei tempi, Enrico VIII, non era un re ricco, ma voleva far parte della storia, 

 Inghilterra e Francia erano in guerra contro l’Imperatore, che aveva imprigionato il Papa Clemente VII ed era l’unico aiuto valido per Caterina.

Anna Bolena seguiva l’ideologia di Martin Lutero, quindi protestante, mentre il re Enrico VIII fu sempre profondamente cattolico per tutta la vita, anche se si sentiva deluso dalla Chiesa.

 Questa donna usò l’astuzia, spinta dal padre, anche la bellezza e le arti femminili per spodestare la regina spagnola.

Una borghese che ha provocato lo scisma e generato la Chiesa Anglicana, ma che alla fine è stata gettata via come una scarpa rotta dal Re, che trovandola in seguito una presenza ingombrante, trovò scuse per disfarsi di lei.

Incoronata a giugno diede a settembre alla luce Elisabetta I Tudor.

 Un matrimonio che le costò la testa!!

postheadericon Ricordo di Aldo Moro

ALDO MORO: il martire politico.
Il 16 marzo 1978,
giorno della presentazione del nuovo governo Andreotti, l’auto dell’allora presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro  venne fermata in via Mario Fani a Roma.

 Durante questo sanguinoso commando delle Brigate Rosse ( gruppo di rivoluzionari macchiati di diversi atti terroristici al fine di formare una Dittatura del popolo e di eliminare lo Stato Imperialista delle Multinazionali), fu rapito l’Onorevole e trucidata la scorta.

Nei 55 giorni seguenti, durante la prigionia di Moro, in seguito alle svariate richieste avanzate dalle BR, si scatenò un forte dibattito sull’agire o meno a favore della sua liberazione, (rilasciando i brigatisti processati a Torino e riconoscendo politicamente l’esistenza delle BR), che coinvolse i media e gli scenari politici di tutto il mondo.
Epilogo di questo tragico capitolo della storia politica italiana, il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro nel bagagliaio di una Renault 4 rossa abbandonata in via Caetani, a metà strada tra via Delle botteghe oscure (sede PCI) e piazza Del Gesù (sede DC), quasi a voler chiudere questo episodio con un macabro sberleffo.

Sberleffo in quanto la vita dell’On. Moro è sempre stata orientata alla creazione di una collaborazione tra le diverse forze politiche italiane, mantenendo certo la centralità della DC nel governo del paese, al fine di risollevarlo dalla crisi che lo investì nel corso degli anni anche per la spiccata frammentazione e disaccordi tra partiti.

L’occasione per questo dialogo tra i partiti si concretizzò agli inizi degli anni ’70 con la proposta di Berlinguer (segretario nazionale del PCI lontano dagli estremismi delle BR) del famoso “compromesso storico‿, un’ occasione per organizzare il mondo politico italiano in base agli accordi tra Comunisti, Socialisti e Cattolici al fine di proporre un governo alternato e alternativo.
Nel successivo governo Andreotti, dopo un’iniziale astensione dei partiti a questa proposta, in molti si opposero al dialogo, sia pubblicamente, sia silenziosamente.
 Ed è proprio in questo contesto che si colloca il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, fervente promotore di questo compromesso e uomo politico fiducioso nella collaborazione tra gli italiani per l’Italia.
Il 4 maggio 2007 il Parlamento italiano ha istituito per il 9 maggio il giorno della memoria di Aldo Moro e di tutte le vittime del terrorismo.

L’Italia intera si stringe attorno a questo ricordo, celebrando il trentennale con:
fiction tv ( Aldo Moro- Il Presidente con Michele Placido, in onda il 9 e l’11 maggio su canale 5 ore 21) e con varie manifestazioni in tutto il paese.

In occasione della ricorrenza di questa data, il Comune di Morciano ha richiesto l’osservanza di un minuto di silenzio in tutte le scuole nonché la lettura di una delle lettere che Aldo Moro ebbe modo di scrivere nei giorni di prigionia.

La stessa Amministrazione Comunale invece, si è incaricata di spegnere l’illuminazione artistica del Palazzo Municipale nei giorni 8 e 9 maggio e di comunicare la notizia sui pannelli elettronici affinchè la memoria di queste e di tutte le altre insanguinate pagine della storia mondiale legate al terrorismo non vengano mai ignorate o dimenticate, soprattutto dalle nuove generazioni.

Per chi volesse celebrare questo giorno a Morciano, pittoresco paesino dell’entroterra Romagnolo,  esistono ottimi hotel 4 stelle Riccione nella vicinissima Riccione dotati di ogni genere di comfort:

 dalla piscina riscaldata al centro benessere, archeggi custoditi, camere arredate con eleganza e dotate di minibar,  asciugacapelli, TV satellitare, balconi vist mare, servizi privati con box docce ecc.
che vi garantiranno un piacevolissimo soggiorno all’insegna degli eventi culturali e di momenti di svago.

Per i giovani o per i gruppi esistono poi deliziosi Hotel Bed and brakfast Riccione che offrono offerte convenienti  per gruppi senior e junior, per una vacanza immersa nel divertimento della famosissima movida riccionese non spendendo una fortuna!