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Tempio Malatestiano

E’ il più illustre e famoso dei monumenti riminesi e insieme un esempio fra i più significativi dell’Architettura Italiana del Rinascimento. Il Tempio Malatestiano è stato anche definito il più contradittorio per la sua divergenza architettonica “l’interno e l’esterno”. Nel 1809 il Tempio era stato elevato al rango di Cattedrale di Rimini col titolo di Santa Colomba.
Sulla facciata del Tempio, entro la trabeazione, c’è l’iscrizione:
Sigismundus Pandulfus Malatesta Pan(dulfi) Fil(ius) V Fecit Anno Gratiae MCCCCI
e entrando l’interno, che apparirà agli occhi del visitatore, sarà di straordinaria bellezza:
una navata, richiamante la tradizione delle chiese francescane con soffitto a travate lignee e capelle ogivali, che si aprono ai lati.
Andrea de’ Pasti trasse aspirazione da temi affrescati nella Chiesa di S. Anastasia a Verona. Nella ghiera degli Archi di tre Cappelle è incisa e ripetuta la stessa iscrizione malatestiana della facciata: due iscrizioni nel fregio sotto la trabernazione ricordano a destra l’opera di Agostino di Duccio e sulla parete opposta, quella di Matteo de’ Pasti.
A destra dell’ingresso: la Tomba di Sigismondo Pandolfo Malatesta, di forme rinascimentali e probabilmente incompiuta del fiorentino Franc di Simone Ferrucci; le due formelle in alto ai lati dell’arco sempre di scuola fiorentina.
I Cappella d. è chiusa da eleganti transenne marmoree intercalate da colonnette con putti reggiscudo e col motivo ricorrente nei riquadri traforati, dello stemma malatestiano e delle iniziali S.I. i pilastri dell’arco sono retti da coppie di elefanti in bardiglio, sono ornati da dodici nicchie con le immagini ad altorilievo, paggi reggiscudo.
Straordinario è l’affresco sopra la porta all’interno del Sacello della Reliquia: Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a S. Sigismondo, opera di Piero della Francesca eseguita nel 1451.
II Cappella d, detta degli Angeli o di Isotta e dedicata a S. Michele Arcangelo, di gusto veronese sormontata da 10 deliziosi e volutamente umoristiche statuette di putti reggistemma, lungo i pilastri formelle a bassorilievo con Angeli musicanti e danzanti.
Sulla parete a sin. la monumentale Tomba di Isotta degli Atti, ricca di grandiosi spunti araldici e epicentro sentimentale del tempio, il sarcofago è retto da due elefanti e protetto dal manto nobiliare e due angeli reggono sulla fronte dell’urna l’iscrizione: Isottae Ariminensi B.M. Sacrum MCCCCI. Sulla parete il grande Crocifisso su tavola dei primi anni del Trecento attribuito a Giotto.
III Cappella d. di S. Girolamo o dei Pianeti, i pilastri poggiano su basi circolari con putti reggifestoni, 18 formelle marmoreee a bassorilievo con elegantissime figurazioni di Simboli dello Zodiaco e dei Pianeti.
Nella II Cappella sinistra detta dell’Angelo Custode o dei Giuochi infantili era dedicata anticamente al Beato Galeotto Malatesta, qui furono sepolte le prime due mogli di Sigismondo: Ginevra d’Este e Polissena Sforza; 18 formelle su fondo turchino con una serie di deliziosi Putti che giocano.
La Cappella a sinistra detta della Pietà o della Madonna dell’Acqua, prende il nome dal piccolo simulacro della Vergine col Figlio morto, di scuola nordica del XV sec. quadro veniva portato in processione per invocare la pioggia o il bel tempo.
Il profilo di Sigismono e di Agostino di Duccio sono visibile sulla base del pilastro nella I Cappella a sinistra, qui si trova anche la grandiosa Arca degli Antenati, entro una nicchia e paludata di un grande panneggio tinto d’azzurro e dorato, di singolare effetto coloristico.
Sigismondo volle che qui fossero raccolti i resti mortali dei suoi antenati e dei discendenti, come chiarisce l’epigrafe al centro del sarcofago. Sulla fronte dell’Arca due bassorilievi con Minerva e un gruppo di eroi, fra questi Sigismondo, e il Trionfo di Scipione, da cui i Malatesta attestavano di discendere.
Per ammirare la maestosità del Tempio Malatestiano, basta approffitare delle prossime festività, fiere, sagre e maifestazioni in una Rimini autunnale.
Le feste d’Autunno a Fiabilandia per i Bambini:
5 Ottobre la festa delle Mele
12 Ottobre festa della Pannocchia
19 Ottobre festa dei Frutti di bosco
26 Ottobre festa delle Castagne
1 Novembre festa dei piccoli finalissima sfilata in maschera, le più terrificanti, e premi per i vincitori.
Il Parco rimarrà aperto il 7-14-21-28-31 e 1 Novenbre.
2 Novembre festa della piada dei morti e per i grandi del vin Brulè con un ottimo Sangiovese!!
Il ponte di Tiberio
A questo insigne monumento della romanità Ponte Tiberio, insieme con l’Arco di Augusto e col Tempio Malatestiano, Rimini affida principalmente la sua fama di città d’arte e di storia. Il ponte, che sorge al termine del Corso d’Augusto, attraversa il fiume Marecchia con una serie di cinque archi poggianti su piloni disposti in modo da secondare, in parallelo, la corrente del fiume stesso.
E’ costruito in pietra d’Istria; miracolosamente pervenuto, quasi intatto, fino ai nostri giorni ( solo l’ultimo degli archi, distrutto dai Goti nel 580, fu in seguito ricostruito), rappresenta un rarissimo esempio, nel genere, di architettura romana. Il luogo dove il ponte sorge è straordinariamente suggestivo e consente di dominare in amplissimo giro d’orizzonte le alture e i monti che fanno cerchia alla pianura.
Fu cominciato sotto Augusto, come chiariscono le due iscrizioni al centro dei parapetti all’interno, nel 14 d.C. e compiuto da Tiberio nel 21 d. C. : è chiamato perciò anche Ponte di Augusto ed è legato alle principali vicende storiche della città.
Lo fece restaurare, nel 168, il Pontefice Innocenzo XI.
Il carattere aulico del manufatto è chiarito dalle eleganti edicole a timpano imposte sulle sprone dei piloni e dalle decorazioni a rilievo( emblematiche, secondo qualche studioso dell’autorità imperiali di Augusto) nel serraglio di alcune delle armoniose arcate. Di notevole interesse i parapetti, formati da grandi lastre di pietra disposte verticalmente.
Il Teatro degli Atti
Con il Teatro degli Atti, alla mente viene Isotta degli Atti, la sua storia,
il suo amore per Sigismondo Pandolfo Malatesta, uomo di inflessibile energia, audace, di acuto ingegno, amante dell’arte e di un’amore grande per Isotta. Questo sentimento fu profondo e profonde erano le radici nel suo animo, solamente dopo la morte della seconda moglie Polisena, figlia del conte Sforza, che aveva sposato dopo la morte di Ginevra figlia del marchese di Ferrara, potè Sigismondo sposare Isotta, di cui si era innamorato in età giovanissima, lei una fanciulla e lui ventenne.
I due precedenti matrimoni erano avvenuti per rispondere a una sola legge: a quella della politica, che imperava in quell’epoca travagliata da lotte di supremazia.
Sigismondo ebbe amanti e figli illegittimi, ma Isotta figlia di Francesco di Atto degli Atti nobile di Sassofeltrio, fu e rimase sempre e solo il suo grande amore, l’unica donna che amò.
Isotta gli fu sempre vicino nel bene e nel male, era il suo rifugio e cil suo conforto, lo consigliava prudentemente, poneva rimedio agli errori politici commessi da Sigismondo, lo stimolava nella cultura e nelle opere d’arte.
Benchè si sussurrasse che Sigismondo fosse un uxoricida, nel 1456 sposò Isotta, che seppe nelle assenze del marito essere attenta, trattare con gli ambasciatori e senza due volte pensarci vendette i propri gioielli per aiutare Sigismondo che era stato cacciato da Rimini.
A Isotta non si può rimproverare nulla, fu esemplare: moglie, madre e donna di Stato. Isotta rappresenta la donna tenace, all’ombra di un grande uomo!!!
Sigismondo con la costruzione del Tempio Malatestiano, nel 1450 incaricò che ovunque fossero scolpite intersecate le iniziali dei loro nomi, simbolo di un’amore che li legava in modo speciale fin dal 1446. (Fra l’interno e l’esterno si contano circa 500 di queste sigle)
Per la sua donna Sigismondo divenne poeta:
“O vagha e dolce luce anima altera! Creat- tra gentile o viso degno
o lume chiaro e angelico e benegno. In cui sola virtu mia mente spera.
Tu sei de mia salute alta e primiera …………… ”
Il Teatro degli Atti, in onore dunque di Isotta, è situato nel cuore del grande edificio ex Convento degli Agostiniani, proprio a ridosso della Chiesa dedicata a S. Giovanni Evangelista. Dal 1256 questo luogo fu reso dagli Agostiniani famoso per il ciclo di affreschi, dando vita alla “scuola riminese”
L’aspetto esterno appartiene al tardo Settecento, una lunga ala di circa cento metri, racchiude un cortile ed un chiostro.
Il grande cinema Italia, frequentato dai Riminesi ha lasciato il posto oggi alla grande sala pinde.
Storia, ricordi, manifestazioni, scoprire una città diversa da quella dell’estate è forse un invito a girare nella nostra terra!!!!
Girare per Rimini
Buona Pasqua,
buona Pasqua a tutti a chi ha scelto la Romagna, la provincia di Rimini, Buona Pasqua a chi è rimasto nella propria città, buona Pasqua a chi è andato altrove.
Giorno di Resurrezione per i cristiani, giorno di festa per tutti i credenti o non credenti.
Con le festività Pasquali si apre praticamente la stagione estiva. Tutta la riviera adriatica si è preparata a questo evento con innovazioni, con ristrutturazioni., con proposte, con offerte, con pacchetti convenienti e con all inclusive, di cui essere informati potrete facilmente visitando il sito abcvacanze !
Ovunque novità, cose nuove da proporre ai turisti. Il Paganello è la manifestazione più importante sulla spiaggia di Rimini Marina Centro
I ristoranti della città. della costa e dell’entroterra propongono una tavola curata e ben servita, soprattutto ricchissima di sapori e tradizioni. Sebbene i piatti, famosi in tutto il mondo, siano semplici e non elaborati né con cotture lunghe né ricche di spezie esotiche, per la naturalità dei prodotti sono infinitamente gustosi. E’ una cucina povera di contadini e pescatori, che ha mantenuto inalterato i sapori sia dei prodotti di mare che di terra e che solletica il palato dei buongustai!
Su ogni tavola Tagliatelle, tagliolini, ravioli, cappelletti e strozzapreti, i piatti più ricercati.
Animali da cortile in tegame o in graticola le specialità dei locali in campagna, pesce fresco e graticola quello dei ristoranti al mare,al posto del pane la “piadina��? e il tutto innaffiato dall’immancabile Sangiovese.
Per tutti gli ospiti degli Hotel Rimini degli Hotel San Giuliano degli Hotel Bellariva …….i chilometri di spiaggia saranno l’ideale per lunghe, romantiche passeggiate, di spensieratezza per le famiglie con bambini. Mentre gli amanti del divertimento troveranno nei locali notturni, nei disco-pub, nelle discoteche il loro spazio.
Ma tutti avranno in comune un unico denominatore: fantastiche offerte, proposte convenienti dagli alberghi rimini, dagli hotel riccione. Nell’infinita varietà di alberghi Rimini viene riconfermata la calda ospitalità romagnola, ovunque il turista scenda in strutture vicino al mare, sulla promenade, negli hotel vicino alla Fiera Rimini, negli hotel vicino alla città vecchia, negli hotel delle frazioni di Rimini da Cattolica a Cesenatico sperimenterà questa sincera e reale ospitalità, che la gente di Romagna anche se rude fa sentire a chiunque italiano o straniero sia che sia un soggiorno di lavoro invernale o di meeting, sia di un soggiorno di vacanza estivo breve che lungo.
Il massimo del comfort viene offerte dagli Hotel di Rimini e di tutta la sua Provincia!
Girando per la città di Rimini è da vedere e ammirare:
La Piazza Tre Martiri viene chiamata così, dalla seconda Guerra Mondiale. il 16 agosto 1944 tre giovani partigiani riminesi furono uccisi dai tedeschi. Una lapide ancora oggi testimonia il fatto.
Un tempo veniva chiamata Piazza Grande o Piazza Sant’Antonio e in seguito Piazza Giulio Cesare

Ai tempi dei romani era il Foro, centro politico e commerciale della città.
La Piazza Tre Martiri è situata nell’ incrocio tra il Decumano e il Cardine Massimi.
Il Decumano era una strada antica, esistente anche oggi, che univa l’ Arco e il Ponte di Tiberio e proseguiva a nord con la via Emilia e a sud con la via Flaminia.
Il Cardine, o cardo, corrisponde alle recenti vie Garibaldi e IV Novembre e terminava nelle vicinanze del Porto.
Nella tradizione cristiana c’è il ricordo di un tempio dedicato a Marte, che fu distrutto per opera di San Gaudenzo.
Quasi ad angolo con via IV Novembre si trova la Colonna di Giulio Cesare qui parlò alle sue legioni dopo aver attraversato il Rubicone, pronunciando la fatidica frase “ alea jacta est��?Caratteristica è la piazzetta delle “Poveracce”. Una piccola piazzetta poco lontano dalla pescheria dove la vendita era dedicata solo ai molluschi, la maggior parte erano donne di marinai che in bicicletta venivano da Viserba, Bellaria con il sacco: Vongole dette in riminese “le purazi” essendo allora il cibo della gente del volgo, Cozze, Cappe sante etc.visibile anche la casa dove alloggiava il poeta Giovanni Pascoli.
Tanto da vedere, tanto da scoprire!!!!!!
2 eventi da non perdere
Aria primaverile, sole tiepido, distesa di prati verdi, ovunque alberi in fiore!
Bellaria Igea Marina è nuovamente presente con i suoi ottimi programmi
Ci sei? Ce la fai sei connesso?
Pino Campagna ripete il tormentone, che gli appassionati di Wresling lo sport americano che ha spopolato in tutto il mondo, conoscono perché promosso da John Cena.
Dopo una lunga gavetta il meritato successo è arrivato a Pino Cmpagna: Zeling Circus, conduttore di Striscia la notizia, e tanto altro ancora, ora è approdato qui al Teatro Astraridens.
Divertimento assicurato dunque ogni martedì sera fino al 1° di Maggio. Questo grande comico nel suo spettacolo “Non solo Ultras? oltre a raccontare le vicissitudini con i suoi figli, evidenzierà le differenze di costume e di vita quotidiana tra la sua terra, la Puglia, e la sua città di adozione, Milano.
Ma se Bellaria Igea Marina sa sempre essere presente con nuovi eventi,
il 105 Stadium non si è lasciato sfuggire il grande ritorno di Claudio Baglioni costretto a replicare il successo di Dicembre 2006 con alcune nuove date a partire da febbraio 2007.
Il Tour “Tutti qui “farà tappa Rimini il 22 Marzo
Dunque se siete amanti della musica, se non volete perdere questa grande serata con Baglioni, non perdete l’occasione di prenotare per tempo il vostro Hotel in pernottamento e colazione. Da Bellaria Igea Marina a San Giuliano da Rimini a Riccione gli hotel sono pronti ad accogliere con grande professionalità i turisti proponendo prezzi vantaggiosi, offerte convenienti. Gli Hotel di qualsiasi località della riviera adriatica propongono Last Minutes anche solo in Bed and Breakfast. Gli hotel Rimini Marina Centro Bellariva , Rivazzurra, Miramare, Marebello vicinissimi al 105 Stadium, sono aperti tutto l’anno con trattamento di Mezza o pensione completa o solo in B&B,
Passeggiate in riva al mare, arrivare fino alla Darsena ed ammirarne il panorma.
Rimini ti affascina con la sua storia, basta trovarsi in mezzo alla piazza oggi Tre Martiri, nel passato piazza Giulio Cesare, per rivivere il passato di questa antica città romana sorta
nel 268 a.C.
La piazza ricalca parte del foro di Ariminum posto alla confluenza delle due strade principali, il cardo e il decumano, l’antico impianto, più ampio e dilatato fino alla via San Michelino in foro, era lastricato con grandi pietre rettangolari, ora in parte visibili attraverso aperture recintate.
Statue onorarie e pregevoli architetture creavano una suggestiva scenografia alla vita della piazza. Un basamento in pietra doveva sorreggere un arco che enfatizzava l’accesso orientale al foro, sbarrando forse il traffico veicolare.
Un cippo cinquecentesco ricorda il discorso che Giulio Cesare avrebbe rivolto alle legioni dopo il passaggio del Rubicone (alea jacta est): in sua memoria la piazza, che già ne portò il nome, ospita una statua bronzea, copia di un originale romano.
Dall’età tardo antica, nel lato a mare, si insediarono le chiese di San Michele, di Sant’ Innocenza e San Giorgio, oggi distrutte.
Nel Medioevo la piazza, oramai in secondo piano rispetto a quella del Comune, fu luogo di mercati: attraverso la via dei Magnani (ora via Garibaldi), segnata da un arco fra la cortina delle abitazioni, giungevano i prodotti dal contado. Sotto i portici si aprivano le beccherie, botteghe per la vendita della carne.
La piazza fu inoltre teatro di giostre, tornei cavallereschi, manifestazioni e cerimonie pubbliche legate anche alla famiglia Malatesta. Qui si concludeva ogni anno il palio di San Giuliano che, partito dal borgo, godeva di grande partecipazione popolare.
Capitelli gotici e rinascimentali ornano il portico sul lato monte della piazza.
Agli inizi del Cinquecento, fu edificato il Tempietto dedicato a Sant’Antonio da Padova in ricordo del miracolo che, nel XIII secolo, rese una mula devota all’ostia consacrata. Ricostruito nel XVII secolo, ha mutato l’aspetto originale per i vari restauri. Dietro il tempietto i Minimi di San Francesco di Paola fondarono, agli inizi del Seicento, un luogo di culto, riedificato nel 1729: qui, dal 1963, sorge la chiesa dei Paolotti.
Nel 1547 si costruì l’isolato con la Torre dell’Orologio, che diede alla piazza la forma e le dimensioni attuali, con edifici porticati al posto delle antiche beccherie. Su progetto di Francesco Buonamici la torre, nel 1759, subì un rifacimento. Con il terremoto del 1875, la parte superiore venne demolita. Oltre all’orologio, dal 1750 reca un quadrante con calendario, movimenti zodiacali e fasi lunari.
Luogo di mercati e quindi salotto della vita cittadina, la piazza si presenta oggi nell’arredo urbano eseguito nel 2000, teso a valorizzare l’antico impianto e i segni della memoria.
A farle da cornice, antichi edifici quali palazzo Tingoli, ora sede del Credito Italiano: risalente al XVIII secolo, fu ricostruito e modificato a seguito dei pesanti danni della seconda guerra mondiale.
Demolito l’arco dei Magnani nel 1921, si ruppe la continuità dello sfondo edilizio sul lato meridionale.
La storia più recente lega la piazza ai tragici eventi bellici: ne consegna il ricordo il Monumento ai Caduti e il nome stesso della piazza, intitolata ai tre martiri partigiani impiccati il 16 agosto 1944 nel punto ora contrassegnato da un inserto di marmo lato Chiesa dei Paolotti.
Alla scoperta delle bellezze di Rimini
IL Duomo
Tempio Malatestiano, aperto tutto l’anno, autentico gioiello del Rinascimento Italiano, voluto da Sigismondo Malatesta attorno alla metà del XV sec., per perpetuare la gloria sua e della sua famiglia.verso il 1450 Sigismondo decise di trasformare completamente a tutte sue spese per sciogliere un voto fatto durante la sua vittoriosa campagna di Toscana contro Alfonso d’Aragona, come affermano le epigrafi greche sui fianchi e l’iscrizione dedicatoria della facciata. Per la parte architettonica il cantiere fu affidato a Matteo de’ Pasti e per la parte scultorea ad Agostino di Duccio. Il primo fu messo avanti dagli Estensi di Ferrara, era un miniatore e medaglista veronese cresciuto alla scuola del Pisanello, e quindi di formazione tardo gotica. Anche Agostino di Duccio, nonostante fosse stato scolaro di Donatello, conservava raffinate cadenze gotiche, approfondite a Venezia; era fiorentino e proveniva appunto da Venezia, forse con una raccomandazione degli Estensi ai quali era noto per aver lavorato a Modena. Alla collaborazione fra i due artisti e ai suggerimenti degli umanisti di corte si deve l’interno dell’edificio, pittoresco e sontuoso, Pur decorata da Giotto all’inizio del Trecento, quella chiesa era di architettura modesta (un unico vano coperto a capanna, con tre cappelle absidali) e si trovava in una zona piuttosto periferica, anche se vicina all’antica piazza del foro, il centro romano della città (l’attuale piazza Tre Martiri). La nuova cappella ebbe una struttura semplice e assolutamente tradizionale, con un grande arco gotico aperto nel fianco destro della chiesa, una volta a crociera e finestre alte e strette. Ben presto venne affiancata da un’altra cappella, ugualmente semplice e ugualmente tradizionale, per volontà della giovane amante di Sigismondo, Isotta degli Atti. Sigismondo trovò nel grande Architetto Leon Battista Alberti il realizzatore geniale espresse in quelle strutture i più nobili canoni del Classicismo, infatti Leon Battista provvide all’architettura dell’esterno, ideò verso il 1450 un rivestimento marmoreo di nuovissima concezione, assolutamente indipendente dall’edificio come andava configurandosi nella sua parte interna. Bandita ogni accento di architettura gotica e ogni cadenza decorativa, l’Alberti si rivolse infatti con piena coscienza all’antica architettura romana, traendo da essa alcuni elementi e, più ancora, cercando di ricuperare la concezione stessa di architettura come aulica celebrazione dell’uomo e come esaltazione della sua nobiltà intellettuale. Purtroppo l’edificio rimase incompiuto proprio in quella che doveva essere la sua parte più originale e significante, cioè nell’abside, ideata come una rotonda cupolata che doveva eliminare l’evidente dissonanza fra la parte esterna e quella interna. Per avere un’idea del progetto dell’Alberti occorre guardare a una medaglia fusa da Matteo de’ Pasti, che presenta il prospetto a due ordini dell’edificio e la grande cupola che doveva sorgere al termine della navata. L’intervento dell’Alberti, con la sua riproposizione di forme antiche, sia pure reinventate e piegate a significati moderni, giustifica in pieno il termine Tempio con cui questa chiesa cristiana (e francescana) è stata chiamata fin dal Quattrocento. La decorazione interna del Tempio esclude i tradizionali cicli affrescati ed è affidata principalmente alle eleganti sculture di Agostino di Duccio e ai rivestimenti marmorei, arricchiti da policromie e dorature. L’unico affresco con figure si trovava quasi nascosto nella piccola sagrestia fra le prime due cappelle malatestiane; raffigura Sigismondo Pandolfo Malatesta inginocchiato davanti a San Sigismondo re di Borgogna, ed è opera di Piero della Francesca, che l’ha firmato e datato (1451). l’interpetazione di questa opera di Piero della Francesca è del tutto nuova: vuol fare risaltare l’umanità e la dignità dei personaggi, che sia il Santo che Sigismondo hanno in comune. Al Tempio Malatestiano si lavorò alacremente fin verso il 1460, quando crebbe l’ostilità di Pio II verso Sigismondo, valoroso condottiero quanto pessimo politico. Nel 1461 vennero le difficoltà economiche e la scomunica papale, poi la sconfitta e la riduzione dello stato (1463); e così il grande edificio rimase interrotto per sempre. Ancor oggi la sua incompiutezza, ben evidente sia all’esterno che all’interno, rende palese al mondo la sfortuna di Sigismondo e dichiara la sostanziale fragilità della sua potenza, l’inconsistenza dei suoi ambiziosi sogni di gloria. E appunto il Tempio può essere considerato un sogno, un sogno interrotto: per Sigismondo, che voleva farne un tempio stupendo a gloria di Dio e della città, ma soprattutto per rendere immortale il proprio nome e la propria dinastia per Leon Battista Alberti, che voleva farne un monumento ad esaltazione della nobiltà intellettuale dell’uomo; per l’Umanesimo, che pensava si potessero nascondere le drammatiche contraddizioni del tempo dietro ad una cortina di intelligenti recuperi culturali e di raffinate opere d’arte. Ammirare un’opera d’arte simile non richiede molto tempo, basta approffittare dei fine settimana, di qualsiasi festività, qualsiasi opportunità è buona per venire a Rimini, dove il trattamento Alberghiero è unico, dove la cucina è ottimale, dove L’Ospitalità è la caratteristica della Romagna, dove i Comfort: hotel con stanze arredate con gusto, con aria condizionata, riscaldamento, parcheggio, mettono il turista a proprio agio.
Altre antichità di Rimini
Nei giardini della Piazza Ferrari di Rimini dallo sdradicamento casuale di un albero, sono venuti alla luce i resti di una Domus Romana eretta probabilmente nel tardo II secolo d.C. e poi distrutta da un incendio alla fine del III sec. d.C., in questi scavi è stato possibile recuperare molti frammenti di intonaci decorati, vasi, lucerne, statuette decorative, suppellettili in bronzo. Inoltre il più ricco corredo da chirurgo di tutto il mondo romano è stato rinvenuto, con misurini e vasi per la preparazione dei medicinali e si aggiungono pure mortai e bilance.
Da questo ritrovamento l’edificio prende il nome “Domus del Chirurgo”, da Giugno a Settembre ogni turista potrà avere la possibilità di visitare gli scavi, mentre durante il periodo invernale su richiesta telefonando al museo della città di Rimini.
Per ogni evento, per ogni periodo gli Hotel Rimini mettono a disposizione servizi di alta qualità, permettendo soggiorni sia lunghi che corti, in atmosfere calde ed accoglienti in pernottamento e colazione, in mezza pensione o anche in pensione completa con offerte molto valide
Da vedere a Rimini
Rimini anticamente “Ariminum” fu fondata dai romani nel 268 a. C., quindi 2000 anni di storia che hanno lasciato tracce e testimonianze.
Nel 27 a.C. in oonore di Augusto fu eretto l’Arco D’Augusto, così stando alla scritta sull’attico dell’arco, è il più antico degli archi romani esistenti. E’ in pietra d’Istria, il fornice è di m8,84, ha una profondità di m. 4,10. Tra la ghiera e i capitelli si possono ammirare , in 4 clipei, 4 divinità: Giove, Nettuno, Apollo e Minerva. I lavori di isolamento del 1937 e 1939 portarono alla luce che l’Arco era una porta urbana legata su due fianchi con le mura della città. Durante il Medioevo, l’arco chiamato “Porta Aurea” fu smantellato nella parte superiore, l’attuale merlatura venne costruita nel sec. X.
L’Arco e il Ponte di Tiberio sono il simbolo della cittàdi Riminiinclusi nel sigillo prima e poi nello Stemma.
PONTE DI TIBERIO proseguendo in Corso d’Augusto si giunge fuori dell’antica città romana, dove è possibile ammirare un grande ponte di pietra d’Istria. Iniziato da Augusto fu portato poi a termine da Tiberio (XIV-XXI d.C.) Questo ponte segnas l’inizio della Via Emilia, così come l’Arco segnava la fine della Flaminia.
Per visitare queste opere d’arte Rimini propone Hotel di qualsiasi categoria da 1 a 3. a 2 a4 Stelle. Hotel tutti ristaurati con aria condizionata comodità e conforti per esaudire le esigenze dell’ospite, servizi in camere così come TV -SAT. e collegamento per PC. Gli Hotel Rimini dispongono di parcheggi e servizio ristorante, ma la cosa più importante che qui a Rimini le offerte- pacchetto non mancano mai!!!















