San Francesco a Rimini
Ottobre 4, 2006
Oggi 4 Ottobre si festeggia San Francesco, questo Santo di gran spessore che si è recato ovunque per portare la parola di Dio. Nel Suo pellegrinare è arrivato anche in Romagna. Correva l’anno 1213, quando San Francesco vestito di un misero saio scendeva la valle Del Marecchia dopo aver ricevuto in donazione a San Leo da Messer Orlando de’ Catanei da Chiusi il Monte della Verna, ancora oggi molti passano dei bei soggiorni sia a Camandoli che a Verna.
Durante il percorso verso Rimini San Francesco si sarebbe fermato in una selva ai piedi del colle di Verucchio, dove sorgeva un piccolo romitorio dedicato alla Santa Croce, qui avrebbe compiuto alcuni miracoli: ordinato ai passeri di non disturbare col canto il suo raccoglimento, avrebbe fatto scaturire una sorgente d’acqua salutare, avrebbe piantato e fatto rinverdire il secco bordone di cipresso. Ben presto il piccolo romitorio fu trasformato in convento, affiancato da una chiesa dedicata alla Santa Croce, tuttora esistente a Villa Verucchio (si tratta della più antica fondazione della Provincia Francescana di Bologna).
Il luogo in cui sorge, per il suo isolamento e per la presenza di ulivi e di cipressi, è ancor oggi assai suggestivo; vicino ad esso scaturiscono acque curative che ricordano il miracolo della sorgente, mentre nel Chiostro del convento si può ammirare il cipresso piantato da San Francesco: un colossale, rarissimo monumento vegetale che i botanici ritengono vecchio di almeno settecento anni. Oltre al cipresso (altezza attuale, dopo il crollo della cima avvenuto il 6 dicembre 1980, m. 25 circa, circonferenza massima del tronco m. 7,37), nell’ambito del convento viene indicato il luogo in cui la tradizione vuole sorgesse la capanna di San Francesco. Ma non si dimentichi di osservare anche la chiesa, dal bel portale trecentesco, dal vasto interno neoclassico, dal raffinato coro rinascimentale intarsiato; e sulla parete di sinistra, fra gli archi ottocenteschi, si noti un affresco dai colori chiari, popolato di molte figure: rappresenta la Crocifissione, ed è stato dipinto nella prima metà del Trecento da un ottimo artista della “scuola riminese”.
Proseguendo il suo cammino verso Rimini il Santo si sarebbe fermato a pernottare dopo poche miglia: e anche questo luogo viene ancora indicato con precisione, a Vergiano; è facilmente riconoscibile per due file di cipressi ai bordi di un breve sentiero che dalla strada conduce ad una casa colonica, sulla cui facciata sono alcuni elementi pseudo medievali in corrispondenza di un antico ambiente. La modesta scenografia francescana, piacevole e pittoresca, risale al 1925. Nel Riminese, fra Verucchio, Rimini, Santarcangelo, Montefiore e Cattolica, sono presenti i Francescani di tutti e tre gli ordini (Conventuali, Minori e Cappuccini); naturalmente ogni loro convento è affiancato da chiese interessanti per architettura e per suppellettili. Fra le chiese francescane distrutte bisognerà ricordare almeno quella dei Conventuali di Santarcangelo, che era di grande mole e con molte opere d’arte; da essa proviene il sontuoso polittico ora nell’abside della Collegiata di Santarcangelo, che è un’opera giustamente famosa del veneziano Jacobello di Bonomo (1385): entro cornici gotiche di finissimo intaglio racchiude sedici tavole in cui sono rappresentati, su fondo dorato, la Crocifissione e la Madonna col Bambino fra numerose figure di santi. Fra le memorie francescane di Rimini indubbiamente l’edificio francescano più celebre è il Tempio Malatestiano, dedicato esclusivamente a San Francesco prima di divenire cattedrale, in tempi assai recenti, per volontà di Napoleone (1809). Costruito nel corso del Duecento, ben presto ospitò le tombe dei personaggi più illustri della famiglia Malatesta, che furono molto devoti a San Francesco e molto favorevoli all’attività pacificatrice dei Francescani. Alla fine del Duecento o all’inizio del secolo successivo Giotto vi affrescò l’abside, su commissione dei Malatesti (secondo il Vasari): dei lavori del grande pittore toscano rimane solo un grande Crocifisso dipinto su tavola, mutilato degliapici. Nel 1447 Sigismondo Malatesta cominciò a farvi erigere due cappelle gentilizie e funerarie, per sé e per l’amante (poi moglie) Isotta degli Atti; nel 1448 fece voto di rinnovarlo totalmente, e nel 1450 o poco dopo cominciò i lavori, su progetto di Leon Battista Alberti per l’esterno, ma continuando nello stile gotico.
Fra le opere posteriori alla fase malatestiana è particolarmente notevole una grande tela in cui Giorgio Vasari ha dipinto San Francesco che riceve le stimmate (1548), nell’ultima cappella di sinistra, ma già all’altare maggiore, dove ora si trova il Crocifisso di Giotto