Il Teatro degli Atti



Il Teatro degli Atti

Gennaio 8, 2008

Con il Teatro degli  Atti, alla mente viene Isotta degli Atti, la sua storia,

il suo amore per Sigismondo Pandolfo Malatesta, uomo di inflessibile energia, audace, di acuto ingegno, amante dell’arte e di un’amore grande per Isotta. Questo sentimento fu profondo e profonde erano le radici nel suo animo, solamente dopo la morte della seconda moglie Polisena, figlia del conte Sforza, che aveva sposato dopo la morte di Ginevra figlia del marchese di Ferrara, potè Sigismondo sposare Isotta, di cui si era innamorato in età giovanissima, lei una fanciulla e lui ventenne.

I due precedenti matrimoni erano avvenuti per rispondere a una sola legge: a quella della politica, che imperava in quell’epoca  travagliata da lotte di supremazia.

Sigismondo ebbe amanti e figli illegittimi, ma Isotta figlia di Francesco di  Atto degli Atti nobile di Sassofeltrio,  fu e rimase sempre e solo il suo grande amore, l’unica donna che amò.

Isotta gli fu sempre vicino nel bene e nel male, era il suo rifugio e cil suo conforto, lo consigliava  prudentemente, poneva  rimedio  agli errori politici commessi da Sigismondo, lo stimolava nella cultura e nelle opere d’arte.

Benchè si sussurrasse che Sigismondo fosse un uxoricida, nel 1456 sposò Isotta, che seppe nelle assenze del marito essere attenta, trattare con gli ambasciatori e senza due volte pensarci vendette i propri  gioielli per aiutare Sigismondo che era stato cacciato da Rimini.

A Isotta non si può rimproverare nulla, fu esemplare:  moglie, madre e donna di Stato. Isotta rappresenta la donna tenace,  all’ombra di un grande uomo!!!

iniziali-nomiSigismondo con la costruzione del Tempio Malatestiano, nel 1450  incaricò che ovunque fossero scolpite intersecate   le iniziali dei loro nomi, simbolo di un’amore che li legava in  modo speciale fin dal 1446.  (Fra l’interno e l’esterno si contano circa 500 di queste sigle)

Per la sua donna Sigismondo divenne poeta:

“O vagha e dolce luce anima altera! Creat- tra gentile o viso degno

o lume chiaro e angelico e benegno. In cui sola virtu mia mente spera.

Tu sei de mia salute alta e primiera …………… ”

 Il Teatro degli Atti, in onore dunque di  Isotta, è situato nel cuore del grande edificio ex Convento degli Agostiniani, proprio a ridosso della Chiesa  dedicata a S. Giovanni Evangelista. Dal 1256 questo luogo fu reso dagli  Agostiniani  famoso per il ciclo di affreschi, dando vita alla “scuola riminese”

 L’aspetto esterno appartiene al tardo Settecento, una lunga ala di circa cento metri, racchiude un cortile ed un chiostro.

Il grande cinema Italia, frequentato dai Riminesi ha lasciato il posto oggi alla grande sala pinde.

Storia, ricordi, manifestazioni, scoprire una città diversa da quella dell’estate è forse un invito a girare nella nostra terra!!!!

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