alla scoperta delle Bellezze di Rimini



alla scoperta delle Bellezze di Rimini

Dicembre 18, 2006

IL Duomo

Tempio Malatestiano, aperto tutto l’anno, autentico gioiello del Rinascimento Italiano, voluto da Sigismondo Malatesta attorno alla metà del XV sec., per perpetuare la gloria sua e della sua famiglia.verso il 1450 Sigismondo decise di trasformare completamente a tutte sue spese per sciogliere un voto fatto durante la sua vittoriosa campagna di Toscana contro Alfonso d’Aragona, come affermano le epigrafi greche sui fianchi e l’iscrizione dedicatoria della facciata. Per la parte architettonica il cantiere fu affidato a Matteo de’ Pasti e per la parte scultorea ad Agostino di Duccio. Il primo fu messo avanti dagli Estensi di Ferrara, era un miniatore e medaglista veronese cresciuto alla scuola del Pisanello, e quindi di formazione tardo gotica. Anche Agostino di Duccio, nonostante fosse stato scolaro di Donatello, conservava raffinate cadenze gotiche, approfondite a Venezia; era fiorentino e proveniva appunto da Venezia, forse con una raccomandazione degli Estensi ai quali era noto per aver lavorato a Modena. Alla collaborazione fra i due artisti e ai suggerimenti degli umanisti di corte si deve l’interno dell’edificio, pittoresco e sontuoso, Pur decorata da Giotto all’inizio del Trecento, quella chiesa era di architettura modesta (un unico vano coperto a capanna, con tre cappelle absidali) e si trovava in una zona piuttosto periferica, anche se vicina all’antica piazza del foro, il centro romano della città (l’attuale piazza Tre Martiri). La nuova cappella ebbe una struttura semplice e assolutamente tradizionale, con un grande arco gotico aperto nel fianco destro della chiesa, una volta a crociera e finestre alte e strette. Ben presto venne affiancata da un’altra cappella, ugualmente semplice e ugualmente tradizionale, per volontà della giovane amante di Sigismondo, Isotta degli Atti. Sigismondo trovò nel grande Architetto Leon Battista Alberti il realizzatore geniale espresse in quelle strutture i più nobili canoni del Classicismo, infatti Leon Battista provvide all’architettura dell’esterno, ideò verso il 1450 un rivestimento marmoreo di nuovissima concezione, assolutamente indipendente dall’edificio come andava configurandosi nella sua parte interna. Bandita ogni accento di architettura gotica e ogni cadenza decorativa, l’Alberti si rivolse infatti con piena coscienza all’antica architettura romana, traendo da essa alcuni elementi e, più ancora, cercando di ricuperare la concezione stessa di architettura come aulica celebrazione dell’uomo e come esaltazione della sua nobiltà intellettuale. Purtroppo l’edificio rimase incompiuto proprio in quella che doveva essere la sua parte più originale e significante, cioè nell’abside, ideata come una rotonda cupolata che doveva eliminare l’evidente dissonanza fra la parte esterna e quella interna. Per avere un’idea del progetto dell’Alberti occorre guardare a una medaglia fusa da Matteo de’ Pasti, che presenta il prospetto a due ordini dell’edificio e la grande cupola che doveva sorgere al termine della navata. L’intervento dell’Alberti, con la sua riproposizione di forme antiche, sia pure reinventate e piegate a significati moderni, giustifica in pieno il termine Tempio con cui questa chiesa cristiana (e francescana) è stata chiamata fin dal Quattrocento. La decorazione interna del Tempio esclude i tradizionali cicli affrescati ed è affidata principalmente alle eleganti sculture di Agostino di Duccio e ai rivestimenti marmorei, arricchiti da policromie e dorature. L’unico affresco con figure si trovava quasi nascosto nella piccola sagrestia fra le prime due cappelle malatestiane; raffigura Sigismondo Pandolfo Malatesta inginocchiato davanti a San Sigismondo re di Borgogna, ed è opera di Piero della Francesca, che l’ha firmato e datato (1451). l’interpetazione di questa opera di Piero della Francesca è del tutto nuova: vuol fare risaltare l’umanità e la dignità dei personaggi, che sia il Santo che Sigismondo hanno in comune. Al Tempio Malatestiano si lavorò alacremente fin verso il 1460, quando crebbe l’ostilità di Pio II verso Sigismondo, valoroso condottiero quanto pessimo politico. Nel 1461 vennero le difficoltà economiche e la scomunica papale, poi la sconfitta e la riduzione dello stato (1463); e così il grande edificio rimase interrotto per sempre. Ancor oggi la sua incompiutezza, ben evidente sia all’esterno che all’interno, rende palese al mondo la sfortuna di Sigismondo e dichiara la sostanziale fragilità della sua potenza, l’inconsistenza dei suoi ambiziosi sogni di gloria. E appunto il Tempio può essere considerato un sogno, un sogno interrotto: per Sigismondo, che voleva farne un tempio stupendo a gloria di Dio e della città, ma soprattutto per rendere immortale il proprio nome e la propria dinastia per Leon Battista Alberti, che voleva farne un monumento ad esaltazione della nobiltà intellettuale dell’uomo; per l’Umanesimo, che pensava si potessero nascondere le drammatiche contraddizioni del tempo dietro ad una cortina di intelligenti recuperi culturali e di raffinate opere d’arte. Ammirare un’opera d’arte simile non richiede molto tempo, basta approffittare dei fine settimana, di qualsiasi festività, qualsiasi opportunità è buona per venire a Rimini,  dove il trattamento Alberghiero è unico, dove la cucina è ottimale, dove L’Ospitalità è la caratteristica della Romagna, dove i Comfort: hotel con stanze arredate con gusto, con aria condizionata, riscaldamento, parcheggio, mettono il turista a proprio agio.

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