Il culto per san giuliano martire
Sulla via Laurentina, là dove secondo la tradizione fu marterizzato l’Apostolo Paolo, sorge l’Abbazia delle “Tre Fontane“. Tre polle d’acqua scatturite per i tre rimbalzi che fece la testa del Santo tagliata dal busto. In questo punto fu costruita l’Abbazia, che dal XII secolo appartenne ai Cistercensi, dopo un periodo di abbandono fu affidata da Pio IX ai Trappisti, che piantarono qui i primi eucalipti di Roma, per bonificare la zona dalla malaria. Ora qui si s trovano tre chiese: quella di Santi Vincenzo ed Atanasio, quella di Santa Maria della Scala e quella di San Paolo.
In onore di San Pietro e Paolo anche a Rimini nell’antico borgo di età romana nelle vicinanze della via Emilia, oggi chiamato Borgo San Giuliano, era stata eretta nel IX sec. una Chiesa affiancata da un monastero. Fu questa una delle più importanti costruzioni ecclesistiche dei Benedettini nella città Comunale ma che subì comunque nei corsi dei secoli numerosi rifacimenti; solo verso la metà del Cinquecento la chiesa medievale a tre navate con cripta, fu ricostruita nella forma attuale.
Intorno al XIII secolo anche il nome fu cambiato dedicandola a San Giuliano.
La leggenda documentata fin dal 1 Agosto 1152, racconta che Giuliano discendeva da nobilissima famiglia istriana e che era figlio di un senatore greco.
Al tempo di Valeriano, sec. III d.C., fu scoperto ed accusato di seguire la religione cristiana. Condotto davanti al tribunale del Proconsole Marziano, nella città di Flaviade in Cilicia, non rinnegò la sua fede, nè le lusinghe, nè le minacce, nè i tormenti lo indussero a vergognarsi di Cristo. Marziano esasperato per la profonda fede e costanza, ordinò il supplizio. Come San Paolo sotto Nerone subì il martirio, così San Giuliano giovane di 18 anni, fu spogliato e rinchiuso in un sacco fra serpi velenose e sabbia e poi gettato in mare.
Il Mare lo portò in quello che è oggi il Mar di Marmara, i fedeli trovatolo, lo seppellirono su una scogliegliera, che parecchi secoli dopo franò e l’arca sospinta dagli Angeli sulle onde arrivò a Rimini.
Correva l’anno 957, in una notte tranquilla il 22 giugno il mare aveva iniziato ad agitarsi ed alcuni riminesi, non sapendo cosa accadesse, si recarono al lido. All’improvviso videro all’orizzonte una luce intensa che illuminava un oggetto a fior d’acqua: era un’arca di marmo, che in località di Acqua Morta , non lontano dall’Abazia dei Santi Pietro e Paolo, si arrenò. La luce scomparve e il mare si calmò, il vescovo Giovanni VI ordinò di portare l’arca nella chiesa più grande di Rimini, ma non fu possibile muovere l’arca. Trascorse del tempo e i riminesi fecero digiuni e dissero tente preghiere finchè finalmente il coperchio si sollevò, mostrando a tutti nell’urna i resti mortali di San Giuliano con uno scritto che li autenticava.
L’arca fu trasportata nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo dove operò grazie e miracoli.
Da allora il toponimo Acqua Morta venne sostituito con quello di “Sacramora”, cioè “Sacra Dimora”.
Nell’altare maggiore oggi si può ammirare la tela di Paolo Caliari, il Veronese 1528-1588, collocata entro una magnifica cornice dorata e che raffigura il Martirio di S. Giuliano, mentre prostrata a terra affranta dal dolore la di lui mamma Asclepiodora.
Le due cantorie nel presbiterio risalgono al Settecento. Nel soffitto al centro della navata c’è un affresco di Francesco Brici 1870-1950, che rappresenta “La Gloria di S. Giuliano” , le decorazioni portano la firma di Mario Roversi (1935).
Solo visitando la Chiesa si ha l’idea della bellezza di questa antica Chiesa, senza inoltre tralasciare di addentrarsi nelle pittoresche viuzze del Borgo di San Giuliano, che è uno dei più vetusti, essendosi il nucleo di popolazione costituito in periodo romano per la protezione del ponte “Tiberius”

E’ una storia quella di San Giuliano molto bella, e significativa dal punto di vista cristiano.
molto interessante
MOLTO BELLA