Gradara
Dicembre 17, 2006
GRADARA distesa sulla cresta della collina, guarda verso oriente e verso nord, verso il mare e verso la Romagna, che si apre alla pianura subito dopo il promontorio di Gabicce.
Terra Malatestiana e marchigiana, Gradara respira il vento del mare e le ultime nebbie padane, in cui risuonano le voci e le musiche, e stingono i colori e le maniere delle grandi corti settentrionali, estensi e gonzaghesche e viscontee. Più che in tutti gli altri castelli malatestiani, in essa circola ancora aria di cavalleria cortese e crudele, mescolata al ricordo delle ultime prodezze dello sventato e coraggioso Sigismondo Malatesta, prima del declino.
Costruita su una collina a 5 chilometri dalla spiaggia di Cattolica, la Rocca di Gradara è un magnifico esempio di architettura militare del XIV secolo. Attorno al fortilizio primitivo, costruito probabilmente dai grifi nel XII secolo, quando erano signori di Gradara, il castello fu poi ingrandito e abbellito dai diversi feudatari che si succedettero nel dominio della zona. I Malatesta, gli Sforza e i Della Rovere non si limitarono però ad accrescerne la potenza militare e difensiva, ma ne abbellirono anche le sale interne, raccogliendo diverse opere d’arte.
Oggi il castello è visitabile e contiene, oltre all’armeria, una sala delle torture, una cappella con sull’altare una terracotta di Andrea della Robbia e, al piano superiore alcuni ambienti con i mobili originali del Quattro e Cinquecento. Anche le mura che ancora circondano interamente il borgo antico sono percorribili e dalla torre più alta si gode un buon panorama sul territorio circostante. A Gradara soggiornarono, tra gli altri, anche Francesca da Rimini e Lucrezia Borgia e, quando nel 1289 i Malatesta erano esuli da Rimini, proprio a Gradara si consumò la passione e la tragedia di Paolo e Francesca, eternati da Dante nel V canto dell’Inferno “«galeotto fu il libro e chi lo scrisse» , La fama di Gradara è però innegabilmente legata al poema dantesco che parla della travolgente storia d’amore e morte dei due amanti Paolo e Francesca. .Gradara è citata per la prima volta in documenti del 1032 come «curte gradariae». Ha una origine antichissima e l’arco d’ingresso al borgo, per la sua struttura particolare, è sicuramente più antico delle mura, forse di età romana. Le mura che cingono il centro hanno camminamenti che permettono a chi li percorre di godere, specialmente nelle sere d’estate, di un’atmosfera e di un panorama davvero suggestivi. I Malatesta, che vi si insediarono attorno al 1260, costruirono la Rocca che ancor oggi è visitabile; nella Cappella del palazzo è conservata una «Madonna e Santi», terracotta invetriata di Andrea Della Robbia.
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