Credenze e superstizioni
Marzo 30, 2007
I giorni della merla (29-30-31 gen. / 1-2-3 feb.)
Sono chiamati “i giorni della merla” gli ultimi tre giorni di gennaio (ed anche i primi tre di febbraio) considerati i giorni più freddi dell’anno.
Un’antica leggenda romagnola narra che una volta la merla aveva le piume bianche e che durante il mese di gennaio se ne stesse al calduccio nel suo nido senza mai uscire per paura del freddo.Vedendo però, verso la fine del mese, apparire il sole la merla uscì dal nido credendo che fosse arrivata la primavera. Gennaio allora, per farle dispetto, mandò negli ultimi tre giorni del mese un freddo tanto intenso che la merla per non morire dovette introdursi nel pertugio di un camino fumante.La merla si salvò, ma le sue piume da bianche divennero nere per il fumo del camino e di quel colore rimasero per sempre.
La Madonna Candelora In Romagna il 2 febbraio, giorno dedicato alla Purificazione di Maria Vergine, é più comunemente conosciuto come “e dé dla Candilora” (il giorno della Candelora) perché nelle chiese, dopo la funzione vespertina, si forma una processione con la statua della Madonna seguita dai fedeli con in mano una candela accesa.Al termine del rito ciò che rimane della candela viene portato a casa e conservato da ciascun partecipante per essere acceso davanti ad un’immagine sacra se qualche familiare, nel corso dell’anno, avrà gravi problemi di salute.
Il 4 febbraio, a Forlì ed a Faenza, si festeggia “la Madona dè fugh” (la Madonna del fuoco); un’immagine della Vergine miracolosamente rimasta indenne in due circostanze in cui il locale in cui si trovava fu distrutto completamente dal fuoco di un incendio.
I dè dla canucéra (26-27-28)
Gli ultimi tre giorni del mese sono quelli del “lom a mèrz” (giorni in cui si fa “lume” (luce) a marzo con le focarine accese sulle colline) in omaggio alla primavera che sta arrivando, ma sono assai più noti come “i dè dla canucéra”.Secondo la tradizione si credeva che in questi giorni vi fosse un’ora (sconosciuta a tutti) in cui ogni cosa o riusciva male o andava a non lieto fine a causa di un influsso misterioso: la “canucéra” appunto.Probabilmente la canucéra é riferita alla malefica parca Atrope, colei che porta sempre con sé la canocchia (la canna con la lana da filare) con la quale tesse l’esistenza degli uomini.Per questo nelle campagne in tali giorni i contadini se ne stavano senza far nulla per paura che andasse loro a male il raccolto o la vendemmia.Anche oggi si sente dire, soprattutto dalle persone anziane, riferendosi ad un individuo sempliciotto o balordo “l’é nasù e dè dla canucéra” (è nato il giorno della “canucéra”), é nato nel momento infausto, sbagliato; cioè é nato stupido.
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