Archivio di novembre 2008

postheadericon Per chi viene a Rimini

La via Gambalunga conduce alla Piazza Cavour!!!
Quando tra il X e l’XI secolo, il fiume Marecchia , mutando corso, spostò più a Nord il centro portuale, anche il piano della città cambiò.
L’antico Foro Romano, situato nella odierna Piazza Tre Martiri, fu portato all’incrocio fra il Decumano Massimo e il Cardine VII, vale a dire nell’attuale Piazza Cavour.

Qui fu eretto al principio del sec. XIII Il Palazzo Comunale e si stabilirono, attraverso la via Gambalunga, comunicazioni dirette col nuovo porto.
Da allora la situazione non è cambiata: Rimini presenta in quest’area un abitato a due centri.

La presente struttura della Piazza Cavour è antica di quasi quattro secoli, nell’inverno del 1613 venne ampliata verso il Corso d’Augusto.
Fino al 1829 data di apertura della Circonvallazione o strada Paolina, tutto il traffico si svolgeva lungo il Corso.
Nel tratto di Corso d’Augusto, che collega le due piazze, sono da segnalare:
Il Palazzo Belli, sede della Banca Nazionale del Lavoro, che è abbellito da due ringhiere di balconi settecenteschi.
Di fronte nel Palazzo Rastelli, ora OVS ex-Standa-Rastelli, altra ringhiera di balcone settecentesco ad angolo, innicchiata una piccola statua coeva.
Palazzo Ripa, subito dopo, neoclassico e quasi di fronte a questo Palazzo Giovannini, ugualmente neoclassico, anche se la parte inferiore è stata modificata.
Nel mezzo di Piazza Cavour sorgeva dal 967 al 1583 la Chiesa di San Silvestro, ora si trova la statua di Paolo V.
Questa statua fu fusa nel 1613 dal recanatese Sebastiano Sebastiani su modello di Nicolas Cordier, Il Sebastiani di proprio aggiunse gli accurati rilievi della sedia e del manto, in uno dei quali è rappresentata la città di Rimini.
Composta in Roma e trasportata in Recanati, giunse a Rimini per mare, fu inaugurata il 22 Giugno 1614, giorno sacro al protettore San Giuliano come atto di gratitudine verso il Papa V.

Una curiosità, che tutti non sanno:

Sotto la Repubblica Cisalpina, la cittadinanza riminese temette che il monumento venisse abbattuto dai francesi; per salvaguardarlo escogitarono uno stratagemma: la Tiara fu tagliata e sostituita con la Mitra, anche ò’epigrafe venne cancellata dal piedistallo di marmo 1797.
Paolo V divenne così trasformato in San Gaudenzio, patrono della città; la stessa cosa accadde anche alla statua di Paolo VI eretta nella chiesa dei SS. Bartolomeo e Marino.
Nel 1940, come ricorda un’iscrizione della base, il monumento venne ripristinato, ma il popolo continua a credere che la statua rappresenti San Gaudenzio.

I vecchi riminesi usano persino dire “3 sold la sagheina” riferendosi alle 3 dita della mano destra alzata.

postheadericon Don Oreste Benzi

2 Novembre 2008, 1 anno è trascorso dalla morte del “Don” degli umili, dei poveri, delle prostitute, dei tossici, dei derelitti, del Don creatore delle prime Case-famiglia, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII.
“Don Oreste Benzi” nacque a S. Clemente, un pittoresco paesino dell’Entroterra Romagnolo, il 7 Settembre 1925 da una povera famiglia di operai.
Nel 1949 il 29 Giugno, per la festa di S. Pietro e Paolo, venne a Rimini arricchendo la nostra città della sua presenza. Iniziò come insegnante, ma il suo cammino vivendo fra i giovani, aveva come meta creare e favorire un “incontro simpatico con Cristo” per tutti quei ragazzi.

Fondamentale era coinvolgere, dunque, la maggior parte degli adolescenti, ma come fare?
Creò progetti e fra questi vi fu anche la costruzione di una casa alpina ad Alba di Canazei (TN) per soggiorni di adolescenti, realizzata dal 1958 al 1961.

Migliaia di adolescenti ebbero ed hanno tuttora, così l’occasione di un’esperienza liberante per scegliere i valori cristiani facendoli rientrare nel proprio ciclo vitale.
Nel ’68 creò l’associazione Papa Giovanni XXIII, che opera in Italia e all’estero,
guidò nel 1972 il 3 luglio l’apertura della prima Casa Famiglia a Coriano.
Oggi le case Famiglia sono 200 e oltre 30 le comunità terapeutiche per il recupero dei tossici.

In questi giorni quasi 1300 persone, arrivate da ogni parte, hanno assistito alla Grottarossa alla S. Messa in ricordo di questo grande Prete.

Don Oreste è stato per Rimini una splendida Luce, che continuerà a risplendere, per non farci perdere nel buio, ma per indicarci sempre la via dell’amore.

postheadericon Reality che pena

Incredibile, non c’è un reality che non sia truccato, che non sia manipolato fin dalla partenza, dove non si facciano balottini.
Relity sempre più osceni non solo per il vestiario, per il linguaggio scurile, ma anche per gesti, frasi troppo esplicite per trasmissioni su una TV nazionale e oltretutto in prima serata.

Ieri sera “NELL’ISOLA DEI FAMOSI” si è potutto assistere ai balottini per le nomination; iniziato con le votazioni di quattro persone, ma a Vladimir Luxuria risultavano 3 voti e 2 per Belen Rodriguez, di chi era il quinto?

Ancora una volta si è vista la vera ipocrisia contro una persona, che più volte è stata offesa e messa in ridicolo, per la propria scelta di vita.
Devo dire che non ci si poteva aspettare altro da una conduttrice, che aveva già la settimana scorsa con tanto di video insinuato la situazione ambigua venutasi a creare, ma che comunque tutto il popolo italiano già sapeva.
Non ci si poteva, dai cosidetti opinionisti presenti, aspettare altro, prima hanno lanciato frasi tipo “si strusciava”, poi non più capaci di essere responsabili, si sono ritirati con vigliaccheria.
Ieri sera per salvare una Belen dalla bocca storta, già implicata in Valletopoli e uno scalatore sociale sopranominato “Rossano il manzo”, tutti compatti si sono uniti contro una persona, che per essere stata offesa in modo così meschino, non ha altro torto che avere ammesso quella verità che tutti hanno cercato di insabbiare, prima di tutto gli stessi interessati.

Certamente sono adulti e vacinati e allora sappiano affrontare le eventuali conseguenze senza fare gesti così volgari come ha fatto Belen che all’affermazione di Beppe Quintale con conseguente domanda di Luxuria “quale fosse il motivo della sua invidia” in modo volgare, disdicevole e arrogante la sig.a Belen ha indicato una parte precisa del proprio corpo.

Prendo le distanze da certi tipi di donne, che fanno del proprio corpo un mezzo di scambio, prendo le distanze da certe conduttrici-madri che non hanno saputo imporre una certa condotta. ( basta pensare alla frase di questo brutto ciospo di Carlo rivolta alla sig.a Vernier ” vorrei mettere la mia faccia fra le tue t.. (poppe)” e lei di rimando “ah sei simpatico a mio marito quindi non direbbe nulla”,
eh noi paghiamo l’abbonamento per certe cose? altro che se non è TV mondezza!!! Ma la bella Signora che ne dice di certe frasi in prima serata dove presenti sono anche bambini?

Ma che dire poi di quella donna di mezza età, che al solo guardarla sembra vedere un film dell’orrore?
Da Wikipedia
Patrizia De Blanck (Roma, 9 novembre 1940) è una showgirl e personaggio televisivo italiano, figlia dell’ambasciatore cubano conte Guillermo de Blanck y Menocal, e della marchesa veneziana Lloyd Dario.

Cenni biografici
Protagonista delle cronache mondane degli anni della Dolce vita, viene coinvolta, come testimone, nello scandalo Bebawi e vive da protagonista un dirottamento aereo in compagnia del secondo marito, il barone Giuseppe Drommi.

Si sposa in prime nozze molto giovane con l’aristocratico inglese Anthony Leigh Milner, matrimonio naufragato dopo pochi mesi perché il baronetto fu colto in flagrante con il suo migliore amico.

Nel 1959 fu valletta ne Il Musichiere condotto da Mario Riva, tornando in televisione nel 2000 in Chiambretti c’è su Raidue con Piero Chiambretti.

Nel 1971 si sposa con Giuseppe Drommi (scomparso nel 1997) e il 18 febbraio 1981 nasce la figlia Giada.

Dopo il successo riscosso all’ Isola dei Famosi madre e figlia vengono spesso chiamate come ospiti ed opinioniste in diverse trasmissioni televisive. Nel 2005 partecipa al reality show Il ristorante su Rai.

E su Rossano Rubicondi quarto marito della 59 Ivana Trump, così dice, (riportando quello che è scritto “su un blog di libero”), la sig.a Patrizia chiamata “contessa”, che prima di arrivare ha detto la sua sui naufraghi con una cattiveria per tutti. Diciamo che forse con un certo rammarico, le parole buone le ha riservate tutte a Rossano:
«Sai Simona che il suo soprannome è il tigrotto del materasso?. Me lo ha detto la mia amica Francesca che tanti anni fa, molto prima di Ivana, è stata a letto con lui. Dice che sotto le lenzuola fa i fuochi d’artificio, una cosa… Dice che fa di tutto e di più»
e non osiamo immaginare nè vogliamo indagare su cosa s’intenda con quel “fa di tutto e di più”. E poi aggiunge sospirando:
«Ma io non ho avuto modo di provarlo. Beata Ivana…».

Basta andare sui “blog di libero” per leggere i vari pezzi scritti su tutti i “bei ” componenti di una trasmissione l’isola dei famosi, i cui soldi potrebbero essere spesi o devoluti per altre più sane cose.
Basterebbe che questi personaggi che giocano a fare i naufraghi, si guardassero un attimo attorno non per ammirare il panaroma, ma per vedere le necessità di questa gente, che non ha certamente la produzione che porta loro coperte o pasti caldi nel periodo delle piogge.

L’Honduras è il secondo paese più povero delle Americhe!!

E ora a voi tutti “l’ardua sentenza” !
Votate Luxuria alla faccia della falsità, dell’ipocrisia, della cattiveria, della vanità femminile, della dissolutezza, della venalità umana!!!!

postheadericon La fiera di San Martino

La Fiera di San Martino, chiamata a Santarcangelo “la Fira ad San Martein”, cade al prossimo 11 Novembre.
Questa fiera, fin dal passato, è stato il luogo di incontro, di interessi, di scambi commerciali con diversi paesi che, seguendo la Valle del Marecchia, scendevano con i prodotti tipici della loro terra.
Genti dalla montagna arrivavano con: i prodotti di bosco, carbone, legna, formaggio;
dal mondo marinaro che racchiudeva un ampio arco costiero marchigiano-romagnolo;
e da quello contadino, che racchiudeva tutta la pianura romagnola;
La Fiera in tal modo è stata sempre portavoce delle diverse esperienze culturali e delle espressione territoriali del paese che la ospita: Santarcangelo., costituendo nel tempo l’elemento basilare della sua longevità..

Ma col tempo ha acquisito anche un altro appellativo” La Fira di Bècch”.
Molte sono le congetture e le teorie di questo nuovo appellativo, ma tre potrebbero essere le più possibili.
1°) la fine di un contratto-agricolo- a mezzadria e che nel giorno di San Martino ,” a faz San Martein”, il contadino vedeva la conclusione del suo contratto col padrone terriero, il quale in tale giorno mostrava una maggiore bonarietà.
2°) da un disegno di Umberto Foschi sul giornale “In Romagna”, veniva raffigurato l’uomo vestito con pelli di caprone, quindi becco, che si legava ad una strega durante i sabba.
3°) forse questa si pensa sia la più concreta e comune, si rifà al carattere di baldoria che in quel giorno, 11 Novembre, con l’arrivo di tanti stranieri, spingeva alcune donne ad allentare i ben noti freni inibitori, concedendo quindi i propri favori.
Oggi la festa manifesta sempre le sue origini mantenendo il dialogo culturale e naturale, solo alcune motivazioni sono cmbiate.
Santarcangelo ha dato nuovi impulsi a questa Sagra, una delle più grandi della regione Romagnola sia per l’afflusso che per le iniziative, ma sta regalando a tutti anche una nuova bellissima immagine di una Santarcangelo elegante, ricca di boutiques, di piccoli musei quali: Il Museo del bottone; il Museo degli usi e costumi della Gente di Romagna con tantissime sezioni.

postheadericon La favola delle tre melarance

C’era una volta un giovane, che comperò tre melarance e la donna che gliele aveva vendute gli disse che doveva spaccarne una presso ogni fontana.
Si mise in cammino,ma non trovò la fontana ed egli pensò di aprire ugualmente un’arancia.
Appena l’ebbe aperta comparve una ragazza che gli disse di avere sete.
Ma alla risposta del giovane che non aveva acqua, la ragazza sparì.
Rimessosi in cammino, per la seconda volta il giovane aprì un’arancia e per la seconda volta apparve una ragazza che gli disse di avere sete e che scomparve alla risposta negativa del ragazzo.
Finalmente trovò la fontana e aprì la terza melarancia.
Affascinato dalla ragazza, alla quale diede da bere, la chiese in sposa, si allontnò dunque per andare a prendere la carrozza.
Nel frattempo una vecchia strega si avvicinò alla ragazza e con la scusa di pettinarla, le mise due spille alle orecchie, cosa che la trasformò in un piccione.
Il ragazzo, ritornato, si stupì del trasformamento, ma credette alla vecchia strega.
Il piccione tuttavia volò sulla finestra della cucina della casa del ragazzo ed espresse il desiderio che il mangiare bruciasse e il cuoco si addormentasse.

Così il ragazzo diede l’ordine di prendere il piccione Una volta preso, con la zampina il piccione si toccò un oreccchio, il giovane vide le due spille, le tolse e il piccione si trasformò nella bella ragazza.
La vecchia fu messa su un mucchio di spini in mezzo alla piazza e fu bruciata.

Questa favola tratta da “Fiabe e leggende romagnole” scritte da P. Toschi e A. Fabi, racchiude molti dei caratteri popolari del mondo romagnolo e santarcangiolese.
La bellezza e la sventura, la strega e il rogo, il matrimonio fortunato, la fartica del lavoro sono elementi simbolici che racchiudono le storie e le aspirazioni dei romagnoli.